Laboratori sul giallo – I vincitori

Sono laboratori di scrittura del genere giallo per le scuole. Un percorso che parte dalla lettura e attraverso lo smontaggio e l’analisi di un romanzo porta i nostri giovani lettori a ricostruire il finale di una storia.  Entusiasmo, creatività, ingegno e fantasia sono gli ingredienti con cui nascono piccoli pezzi di storie ogni volta rielaborati e sorprendenti. Sono tutti bravi, ma qualcuno ha una penna magica! E’ per questo che i lavori migliori meritano un posto nel nostro blog.

Riscrittura del finale del romanzo Non Chiudere gli occhi di Francesco Formaggi.

 Terze medie- Collegio San Carlo, Milano
Anna Bastoni, Carlotta Mora, Rossella Fracassi, Elena De Rossi, Lavinia Mandl. Terza media F

Non riuscivano a vedere bene il percorso davanti a loro ma sapevano che li avrebbe portati in un luogo pericoloso. Mentre camminavano con passi incerti tutto ciò che sentivano era il continuo frinire dei grilli e i gufi bubolare. Le foglie degli alberi sembravano fiamme degli inferi pronti ad accoglierli in un abbraccio doloroso e mortale.
“Di chi era stata questa idea di cacciarsi in quel luogo cupo e misterioso che purtroppo non racchiudeva solo segreti?” Si chiese Gio.
“Probabilmente di Nico”, concluse.
Nico d’altro canto pensava “perché Gio ha avuto questa pessima idea?”
Per migliorare la situazione era il mezzo della notte e nonostante loro continuassero a proseguire dritti davanti a sé sembravano non raggiungere mai un punto che si differenziava dal luogo tenebroso in cui si trovavano da più di un’ora ormai. Nonostante ciò avevano un solo obiettivo in testa: salvare Alice e Giorgio da qualsiasi essere, cosa o persona che li stava tenendo prigionieri. Il buio non spaventava Nico ma terrorizzava Gio, infatti dovevano stare attenti a dove andavano dato che non si vedeva niente, non si sapeva mai.
“Cos’è sta puzza?” esclamò Nico. “Ugghhh! Viene da te Gio! Non dirmi che sei appena caduto in una di quelle trappole appiccicose e puzzolenti che avvolgono la foresta”.
“Aiutami Nico!” esclamò l’altro.
Nico accorse in aiuto a Gio ma ciò che trovò non era la trappola letale che si aspettava ma una cartuccia di formaggio il quale contenuto era mischiato con una crema aromatizzata alle arance. Questo miscuglio creava un odore sgradevole. Appena raggiunsero uno spicchio di luce che rendeva visibile la cartuccia, si resero conto che proprio quella era l’etichetta della marca di formaggio preferita da Giorgio. Con un’ulteriore annusata all’aria scoprirono che le tracce di fragranza alle arance che si distinguevano nel fetore presente era l’aroma della fragranza preferita da Alice. Erano sulla strada giusta.
A questo punto stavano per entrare nella foresta oscura. Esitarono, ma dovevano entrare. Si sentivano dei veri e propri eroi.
“Si entra”, disse Nico. “Già”, disse Gio. Piano piano si avventurarono nel bosco.
“Hai paura?” disse Gio. “No, ovvio che no”, disse Nico in tono incerto: forse per una volta anche Nico provava paura. Erano ormai passate tre ore. Tre ore passate a girare a vuoto. Tre ore sprecate. Tre ore in cui qualsiasi cosa poteva accadere ad Alice e Giorgio, ma non potevano farci niente, almeno fino a quando non li avrebbero raggiunti. La foresta diventava sempre più fitta e loro continuavano a inoltrarsi sempre di più in essa. A un certo punto però scorsero in lontananza una luce fioca. Appena avvistata si misero a correre il più velocemente possibile verso di essa. C’erano due possibilità: o era una trappola in cui erano appena caduti o era un’indicazione per trovare il luogo dove erano rinchiusi Alice e Giorgio. Delle vaghe urla gli fecero capire che si trattava della seconda opzione. Dopo qualche ulteriore passo si ritrovarono faccia a faccia con delle sbarre di ferro: con orrore si accorsero che si trovavano davanti ad una gabbia di dimensioni enormi che poteva accogliere tre quarti della gente radunata in piazza comodamente. Ne perlustrarono la facciata, dato che non potevano andare oltre, ma non capivano. Non capivano perché quella gabbia si trovava lì e neanche perché non riuscivano a vedere né Alice né Giorgio pur sentendo le loro urla. La vegetazione era così fitta da non poter scorgere alcuna figura oltre le maledette sbarre di ferro insormontabili che li divideva, incrociando le dita, dai loro amici.
Finalmente lo sentirono. Quel vago suono che distinsero come il pianto di Giorgio. Non poteva che essere lui. Istintivamente Nico e Gio incominciarono a scuotere le sbarre.
“Ehi ehi calma ragazzi, non vorrete mica romperla”. I ragazzi trasalirono. Ancora prima di voltarsi avevano capito a chi apparteneva quella voce antipatica e malefica, immancabilmente seguita dal solito sogghigno malefico. “Ahahahah”, ridacchiò Marco Tempesta.
Gio stava tremando. A tenerlo in piedi era solo l’orrendo pensiero di fare l’imbarazzante figura di cadere davanti a Marco Tempesta.
“Dove sono i nostri amici?” urlò Nico, tirando fuori tutto il coraggio e la voce che gli era rimasta.
“Calma, calma piccoletto”, ridacchiò l’altro. A questo punto Nico perse il controllo e si fiondò addosso a Marco, il quale però lo mandò sul pavimento senza sforzarsi troppo. Non appena Nico si alzò si trovò faccia a faccia con tutta la gang di Marco Tempesta. A questo punto Gio capì che se non faceva qualcosa adesso lui e Nico avrebbero raggiunto i loro amici nella gabbia, tanto c’era posto. Sussurrò a Nico “distraili!”e trovando coraggio dove non pensava di averlo incominciò ad arrampicarsi lentamente nella vegetazione che sormontava la gabbia. Intanto sentiva che il gruppo di Marco Tempesta stava insultando Nico pesantemente. Arrivato in cima all’immensa gabbia gli venne un colpo: si trovava a quasi cento metri di altezza e soffriva di vertigini. Stava per arrendersi quando scorse Alice. Di colpo le vertigini furono dimenticate, allo stesso modo in cui si dimentica un giocattolo vecchio, sostituito da nuovi. Infatti nuove emozioni travolsero Gio tra cui coraggio e un sentimento che non aveva ancora individuato, che faceva sobbalzare il suo cuore ogni volta che vedeva Alice. Doveva attirare la sua attenzione. Fece cadere tutti i rametti che trovava all’interno della gabbia fino a quando lei non si voltò. La vide sorridere. Il suo sorriso era tutto ciò di cui aveva bisogno. Inoltre gli fece piacere sapere che quell’ammasso situato in braccio ad Alice era Giorgio.
“Arrampicati”, sussurrò Gio. “Non riesco”, mugolò Alice, scoraggiata, mostrando il bambino tra le sue braccia.
“Ora o mai più”, pensò Gio. Senza pensarci troppo si calò giù, prese il bimbo dal grembo di Alice e le prese la mano. “Andiamo”, mormorò. L’adrenalina l’aveva privato di tutte le sue continue paure, o forse era un altro sentimento? Non sapeva come avevano fatto ma erano riusciti a scendere, salvi. Doveva portare Alice e Giorgio al sicuro, poi sarebbe tornato per Nico. Arrivati al bosco vide Stefano. “Stefano”, esclamò. Lui però si voltò e si mise a correre. Gio sapeva che doveva inseguirlo. Posti Alice e Giorgio al sicuro all’entrata del bosco, si mise a correre, stando attento a non farsi vedere. Stefano lo ricondusse alla gabbia mastodontica.
“Dove vi siete cacciati, bambini? Dovete mangiare, venite”, disse Stefano. Un brivido percorse Giò. “Strano”, pensò. Stefano era una persona che gli incuteva simpatia, non terrore. Pochi istanti dopo Gio si rese conto che Stefano stava proprio cercando Alice e Giorgio e oscuri pensieri annebbiarono la sua giovane mente. Gio decise di fare qualcosa, ovvero mostrarsi a Stefano, il quale appena avvistato Gio se la diede a gambe. Ovviamente Gio, che aveva abbandonato momentaneamente tutte le sue paure, lo inseguì. Arrivarono al punto in cui aveva lasciato Nico. Fortunatamente Marco Tempesta era ancora lì ad assillarlo, troppo impegnato per notare la fuga di Gio.
“Ehi Stefano”, esclamò Marco. “Che cosa…” pensò Nico. “sto marmocchio stava cercando di disturbare o forse fare altro ai nostri bimbi, ahaha”, gracchiò Marco Tempesta in tono puramente cattivo e malevolo. Nico era confuso: perché si stava rivolgendo a suo cugino così? Perché aveva detto “nostri” bambini? Gio però si ra accorto di qualcosa. Non esitò a chiamare aiuto, poi decise che era meglio restare nascosto. Capiva la gravità della situazione. La polizia non tardò ad arrivare, aiutata da Alice e Giorgio che la scortavano al luogo in cui si trovavano Nico e gli altri. Giunta la polizia, anche Nico si rese conto di ciò che stava accadendo e finalmente, con orrore, si accorse del ruolo che aveva svolto suo cugino. Mentre la polizia lo stava arrestando insieme a Marco Tempesta e la gang, Nico trovò il coraggio per chiedere “perché?”
“Scusa Nico”, fece l’altro. “Sono povero, la mia carriera non ha successo. Quando Marco mi ha suggerito di rapire i bambini pensavo fosse una buona opportunità. Avrei potuto scrivere tanti articoli…” Ma non fece in tempo a concludere che già lo avevano portato via. Gio precedette Nico e si avviò all’entrata del sentiero dove aveva lasciato Alice e Giorgio. Al suo arrivo Alice lo accolse abbracciandolo. Lo guardò negli occhi e disse “sei molto coraggioso, sai?” e lo baciò.
Gio pensò che tutto ne era valsa la pena. Stava esplodendo di felicità. Era il ragazzino più felice del mondo.