Laboratori sul giallo – I vincitori

Sono laboratori di scrittura del genere giallo per le scuole. Un percorso che parte dalla lettura e attraverso lo smontaggio e l’analisi di un romanzo porta i nostri giovani lettori a ricostruire il finale di una storia.  Entusiasmo, creatività, ingegno e fantasia sono gli ingredienti con cui nascono piccoli pezzi di storie ogni volta rielaborati e sorprendenti. Sono tutti bravi, ma qualcuno ha una penna magica! E’ per questo che i lavori migliori meritano un posto nel nostro blog.

Riscrittura del finale del romanzo: Non Chiudere gli occhi di Francesco Formaggi.

Terze Medie- Istituto Cavalieri – Milano
S. Guardomagna, M. Visauan, L. Tremolada, E Pareschi. Terza Media F Istituto Cavalieri – Milano

Gio e Nico camminavano lentamente, uno dietro l’altro, intrufolandosi tra gli sterpi, quando avvertirono un odore nauseabondo.
“Ma che schifo è?” disse Nico con espressione inorridita.
“L’hai detto tu, uno schifo.” Nico e Gio accelerarono il passo.
“Hei Gio, volevo chiederti…si, insomma, quando avremo salvato il bambino…” Nico non terminò la frase, perché ad interromperlo fu un rumore sordo. Il ragazzo si girò immediatamente e non avvertendo la presenza di Gio, tirò fuori la torcia dal suo zaino.
“Gio?” Accese la torcia. “Gio? Ci sei?”
“Sono qui…” La voce di Giovanni era bassa e soffocata. A Nico bastò un movimento del braccio perché il fascio di luce illuminasse il punto in cui Gio era seduto a terra scomposto. Nico percorse quei pochi metri in un paio di secondi.
“Che è successo?” chiese allarmato. Gio fece un paio di respiri profondi
“Lì c’era una pozzanghera o una macchia d’olio, non lo so…”Un altro respiro. “Non l’ho vista in ogni caso.”
Nico buttò un’occhiata di sfuggita alla fine del tunnel. “Ok andiamo, ti aiuto ad alzarti.” Gio provò a tirarsi su, quando avvertì una fitta al ginocchio.
“No, non ce la faccio.” Nico sgranò gli occhi. “E quindi? Che ca…o facciamo?”
Giovanni sembrava pensieroso. Nico si chiese come fosse possibile che l’amico fosse così riflessivo in un momento del genere.
“Vai avanti, ci vediamo qui” concluse Gio dopo un tempo che a Nico sembrò interminabile. Come risposta lui scosse la testa. “Non ti lascio qui da solo, scordatelo amico.” Per la prima volta Nico ebbe paura. Si sentì come l’amico quando restava solo al buio, completamente perso in quell’idea assurda di lasciarlo lì.
“Per favore, Nico. Cosa vuoi che mi succeda qui? Non c’è nessuno.”
Gio sperava che Nico per un attimo, uno soltanto, dimenticasse il bene che si volevano da sempre. Spalancò gli occhi e glielo domandò di nuovo. “Mi fido di te, so che andrà tutto bene.” Nico non disse niente. Le parole non gli uscivano dalla bocca per la prima volta. Tese la mano e Gio gliela strinse. Poi si incamminò verso la fine del tunnel.

 LO SCHIANTO
Erano passati pochi minuti da quando Nico era uscito dal tunnel. E Gio cominciò ad avvertire la paura. Era la solita paura di sempre. Il buio. Nico si era portato via la torcia. Gio aprì gli occhi più che poté per cercare di vederci qualcosa ma invano. Cercò di abbandonarsi all’idea che finché Nico non fosse tornato avrebbe dovuto abituarsi a non vedere nulla, quando sentì un terrificante, fortissimo schianto. Rabbrividì. Subito dopo silenzio di tomba. Aspettò pochi secondi. Poi decise di trascinarsi fuori dal tunnel. Che fosse successo qualcosa a Nico? Non poteva permettersi di restare lì a far niente. Quello che vide gli gelò il sangue nelle vene. Davanti a lui c’era un auto o meglio, ciò che ne rimaneva.
Gio si tirò su con molta fatica e provò ad avvicinarsi. Avrebbe voluto non farlo. Davanti a lui giaceva inerte un uomo, gli occhi erano spalancati ma spenti.
“E’ morto” sussurrò Gio con orrore. Si rese conto che in qualche modo gli era familiare quel viso. “Il padre di Giorgio” disse tutto di un fiato. Cercò di non entrare nel panico. Fuori dall’auto erano cadute bottiglie di birra. Dunque era ubriaco. Guardò per terra e vide un cellulare vecchio e rovinato, ma non rotto. Gio non sapeva come funzionassero quei telefoni, ma si accorse subito che sullo schermo c’era un numero di telefono e che una chiamata era in corso. Dall’altro capo non sentì nulla. Che la linea fosse disturbata? o caduta? Gio si sedette, raccolse il telefono e cercò di capire con chi stesse parlando l’uomo. Toccò qualche tasto a caso e il telefono tornò alla schermata principale. Giovanni in quell’istante capì. Sullo schermo era ferma un’immagine dell’uomo con la moglie. Che stesse parlando con lei e, ubriaco, si fosse schiantato? Ma cosa aveva potuto dire la moglie che lo avesse scioccato tanto da fargli perdere il controllo? Le bottiglie di birra erano due, dunque sufficienti per una sbronza al massimo. Gio ricordava quando suo padre ne beveva due. Era ancora abbastanza cosciente, di solito.
Si guardò intorno sperando che non arrivasse nessuno e invece manco con un tempismo da film Nicola e il piccolo Giorgio comparvero dal bosco.
“Gio!!!” Nico correva. “Gio non sai quello che ho…” Nico si bloccò di colpo. “Merda” disse.
Il piccolo Giorgio avanzò di qualche passo, noncurante. Non appena vide il corpo del padre, urlò. Cacciò un urlo acuto e stridulo. Nico rabbrividì. Il bimbo si avvicinò e alla vista del cadavere inerte cominciò a piangere. Nico si avvicinò a Gio che era rimasto fermo a guardare la scena.
“E non è la cosa peggiore” disse Nico. Gio lo guardò senza capire. “Abbiamo trovato il nostro ladro.” Gio guardò il corpo, poi Nico, poi il corpo. L’amico annuì “E’ stato lui?” chiese Gio.
“C’è una piccola casa, più avanti. Il bimbo era in cantina. Ho trovato delle stampe di messaggi tra lui e la moglie dove l’uomo le confessava tutto.” Gio aggrottò le sopracciglia. “Credo volesse consegnarsi.”
Nico guardò il telefono per terra. “Le stampe forse erano state fatte perché la colpa non ricadesse più su Anselmo.”
Gio raccolse il telefono. “Chiama Stefano. Credo che avrà una grande storia da raccontare sul giornale, questa volta.”
Stefano arrivò in auto in pochi minuti. “Salite, forza. Ho chiamato la polizia venendo qui.” Gio e il piccolo Giorgio salirono in auto. Nico li seguì. “Siamo stati bravi, eh?” disse Nico con un mezzo sorriso. “Dei veri campioni. Abbiamo risolto l’indagine, salvato un bambino…” Nico sorrise, “conquistato Alice.”
Gio arrossì. “Non cambierai mai, vero?” Lui scoppiò a ridere. “No, penso di no!”