Laboratori sul giallo – I vincitori

Un percorso di lettura e scrittura del genere giallo con il gruppo di piccoli, agguerriti scrittori dell’ IC Viale Liguria di Rozzano.Con Giuseppe Bartorilla della Biblioteca dei Ragazzi di Rozzano, siamo andati all’ IC Viale Liguria per lavorare con i ragazzi di alcune classi delle medie sul testo e la riscrittura del finale di #NellaRete di Georgia Manzi. Un incontro che è proseguito nei mesi in un bellissimo laboratorio di scrittura seguito dalle prof.sse Elena Bernabei e Anna Tedesco.
Abbiamo selezionato i migliori.

II D – Lavoro di gruppo  –
Samuel Roufaeil, Roberto Bassi, Marco Gnudi, Simone Impiciato

NELLA RETE 2

<<Acquapark arriviamoo!>> esclama tutta eccitata Anna, mia sorella.<<Ricordati di abbassarti un po’, Sandro, così entri gratis!>> dice la mamma con un tono strano …
Finalmente arriviamo dal cassiere, che subito mi prende e mi posiziona sotto un cartello che raffigura Topolino con la mano abbassata. Mamma e Anna mi guardano con gli occhi che stanno per uscire dalle orbite.
<<Su dai … abbassati!>> sussurra in modo quasi incomprensibile.
<<Ah ecco cosa mi vogliono dire!>> subito mi piego sulle ginocchia, troppo goffamente. Ovviamente il cassiere se ne accorge e mi lancia un’occhiataccia.
<<Che figura ci hai fatto fare!>> mi rimprovera la mamma molto arrabbiata. Da allora mi ignora, quando la chiamo non mi risponde. Adesso la sto seguendo, senza però sapere la meta. Arriviamo davanti a un bar, con l’immagine luminosa con la scritta “Bar-Macìa” con due bottiglie che formano la tipica croce farmaceutica. Mi faccio scappare una risatina involontariamente.
<<Un caffè per me e un gelato per mia figlia>> ordina mamma. La tocco due volte e le chiedo:<<E io, non prendo nulla?>>
<<No>> mi risponde sedendosi senza degnarmi di uno sguardo. Ed ecco una donna, che stava entrando, mi si avvicina, mi dice: <<Te lo do io il gelato!>> e mi accenna un sorriso. <<Ok, grazie!>> accetto ingenuamente.
<<Vieni con me, il gelato te lo offro io dal camioncino.>>
<<Ok>> rispondo, e nella testa sento la voce di mia madre che ripete: “Non accettare niente da nessuno” ma ho già deciso: di quella signora ci si può fidare. <<Che gusto vuoi?>> <<Fragola, vaniglia e stracciatella.>>
<<Bene>> dice sempre con quel suo strano sorrisino. <<Ecco a te>>
Mi dà il gelato, con il biscotto che ad un primo impatto sembra bello fresco.<<Cos’è questa polverina gialla sul gelato?>> chiedo. <<Serve a renderlo più buono, caro>>.
La domanda che ho fatto l’ha turbata, l’ha fatta quasi arrabbiare … Faccio il primo morso, il secondo … e poi tutto diventa nero. Come se il sole si fosse spento. Dopo quella che pare un’eternità, mi alzo, apro gli occhi. Sono in una stanza sotterranea con le finestre sbarrate. Non ricordo chi sono, perché sono qui, chi sono i miei genitori …. Ho appena aperto gli occhi, ma sono già stanco, come se fossi tornato da un lungo viaggio. La mia giornata è monotona, non faccio nulla di speciale. La signora mi ha consegnato un aggeggio che ti fa navigare su una rete, che ti connette al mondo esterno. Quell’aggeggio mi pare che si chiami computer. Cerco i paesaggi su internet, per vedere com’è fatto il mondo. Almeno scrivere non me lo sono dimenticato. La signora mi chiama Sandro, che nome strano.
Un ragazzo mi osserva commosso attraverso le sbarre.
<<Dai, Fulvio>> lo chiamano i sui amici. Io sono rimasto lì immobile, per non parlare con lui.
Inoltre sento un abbaio, un cane un po’ nervosetto … un abbaio familiare. Mi riaddormento come se niente fosse; tutto nella norma, stessa routine per due o tre giorni, finché, oggi, mi ritrovo davanti alla “mamma” che sta rincorrendo per tutto il piano due ragazzi, una ragazza e un cane, un pastore tedesco. Ma no. Non è un cane qualunque. Per un secondo la mia vista si annebbia dalla felicità e incredulità: quel cane era mio, fu trovato dai miei genitori in un parco abbandonato. Chiudo gli occhi. Mi lascio trasportare da questo momento magico, incantato; sperando che non passi mai.

II M – Lavoro individuale –  4 vincitori

Alessandra Iarrobino

IL SEGRETO DELLA “MAMMA”

La mia vita è monotona. Mi sveglio,scendo al piano di sotto,faccio colazione,guardo un po’ di TV e ritorno in camera mia,dove sto al computer finchè mia mamma non mi dice che è pronto il pranzo. Poi ritorno in camera mia e ci sto tutto il pomeriggio. Dopo cena mia madre mi fa uscire a fare due passi fino in fondo alla strada per prendere una boccata d’aria,ma non mi fa andare oltre. In camera mia c’è un letto,una scrivania e un computer, con il quale ci gioco la maggior parte del tempo. A volte, talmente ci gioco tanto, mi viene mal di testa e mi limito a stare sul letto a guardare il niente. Non ho una bella vita. Non ho amici mia mamma dice che non mi servono. Penso che nessuno sappia della mia esistenza,anzi,spesso e volentieri credo anche che mia madre non mi voglia bene. Da come vedo nei film le mamme sembrano tutte affettive, ma mia madre dice che sono solo film, niente è reale. A volte ho dei dubbi seri su mia madre, perché una mamma, una persona che mi ha messo al mondo dovrebbe rinchiudermi in una stanza senza fare niente tutto il giorno? Molto spesso faccio un sogno,più che un sogno mi sembra un ricordo, ma non ne sono del tutto sicuro. In questo “sogno” vedo una famiglia formata da una mamma,due bambini e una cane che si divertono al parco. È una giornata di sole. La mamma ha due figli,un maschio e una femmina e poi ci sono io che guardo tutto. La bambina cade, allora la mamma lascia un attimo i figli e va a soccorrerla. Mi giro e vedo una donna con un vestito a fiori. Mi prende per mano e mi porta via. L’ultima visione che ho è quella di un cane che cerca di rincorrermi abbaiando. Non so dove, dopo non mi ricordo più niente. Lo faccio sempre questo “sogno”. Sembra come se fosse successo davvero, ma magari sono solo dei mie brutti pensieri, sai ,a stare qua da solo tutto il giorno senza fare niente è ovvio che non potrei sognare altro. Però a volte mi sembra di ricordare anche gli odori che c’erano, le risate dei bambini,il vento e..e..TUTTO! Ma questo rimane solo un “sogno”.
Una sera come le altre, noiosa. Sono stanco di stare al computer, quindi mi metto sul letto e fisso il soffitto, proprio dove c’è il lucernario. Sento dei rumori, più precisamente delle voci. Mi incuriosisco, ma oltre a quel piccolo lucernario non ho nient’altro. Mi metto seduto a gambe incrociate e continuo a guardare in alto fino a quando vedo un ragazzino. Io rimango sul letto. All’inizio osserva un po’ la stanza, ma poi mi guarda e socchiude gli occhi come se non mi vedesse bene e stesse cercando di capire chi sono,in effetti camera mia è un po’ buia e ci sono un sacco di pupazzi sul mio letto,ci si potrebbe confondere. Sgrana gli occhi alla mia visione e poi se ne va. Tutto ciò è durato una manciata di secondi, non di più. È strano,non viene mai nessuno qua, ma dico mai! Sono un po’ di giorni che sento dei ragazzi sotto casa mia. Non ho una bella finestra grande dove posso guardare chi sono e vedere cosa stanno facendo. Ho solo un lucernario,un piccolo e insignificante lucernario. Fino a trenta secondi fa pensavo fossero solo dei ragazzi che giocavano vicino a casa mia,ma ora non credo sia così. Perché dei ragazzi verrebbero a spiare camera mia? Beh, casa mia sembra un po’ vecchiotta, magari è quello che li ha fatti incuriosire. Ma chi è il matto che salirebbe fino al tetto di casa mia solo per curiosità? Non credo in molti, almeno che non fosse davvero importante. Mi sto facendo mille pensieri su questo fatto,ma magari non è niente,forse è davvero solo curiosità o forse no. È mattino,mi alzo,vado al piano di sotto e faccio colazione. Mentre faccio colazione continuo a pensare a cosa è successo ieri sera,quel ragazzino.
“Che cos’hai?” mi chiede mia mamma: “Tutto bene?”. “No mamma non ho niente” le rispondo accennando un sorriso. Lei mi ricambia il sorriso e dice: “Tesoro devo andare a fare la spesa,torno tra un’oretta”. Prende le chiavi,esce e mi chiude dentro casa. Finisco di fare colazione e torno in camera mia. In casa mia,come al solito c’è silenzio,al posto che stare al computer come sempre voglio scoprire qualcosa di più su mia madre,sempre se è mia madre,perché ora non ne sono del tutto sicuro. Vado al piano di sotto e cerco in quei pochi cassetti che ho se c’è qualcosa,non so che cosa,ma sicuramente qualcosa che potrebbe farmi sapere la verità su questa donna. Dopo dieci minuti trovo una fotografia. Nella foto c’è una famiglia,proprio come quella del “sogno”,anzi,adesso mi sembra tutto più chiaro e quello che continuo a fare non è un sogno ma un ricordo. Si,un ricordo. Queste facce mi sembrano familiari,ma non che le ho viste per caso,mi sembra di avere qualcosa in comune con loro. Guardo meglio la foto e vedo un bambino con la faccia coperta. Mia mamma aveva rovinato nella fotografia la faccia proprio di quel bambino. Ma perché? Quante domande senza risposta. Ho deciso,devo indagare. Nel frattempo sento aprire la porta di casa. Nascondo la foto e con la velocità di un fulmine corro in stanza e mi ci chiudo dentro. Mia mamma entra in casa e urla.”Sandro tutto bene,ci sei?” e io le rispondo “ Si,mamma sono in camera.”Al posto che stare al computer tutto il giorno continuo a pensare e a tentare di ricordarmi meglio il mio passato. Continuo a farmi domande del tipo “Ma perché sono qui? Chi è questa donna? È davvero mia madre? E il ragazzino di ieri sera?” Vado avanti così per un po’di tempo. Passano giorni e io penso sempre a quella foto. È pomeriggio,ovviamente continuo a pensare e a cercare di trovare delle risposte alle mie domande fino a quando sento bussare la porta. Io ovviamente sono in camera mia, ma sento cosa succede. Sento che mia mamma apre la porta e sento qualcuno entrare. Mia mamma urla e le dice di andare fuori. Sento un cane abbaiare e dei passi venire al piano di sopra,proprio di fronte a camera mia. Decido di aprire la porta e vedo una ragazza. Ci guardiamo per un po’ di secondi. Poi mi cade l’occhio sul cane ed è come se lo conoscessi già. Non ho il tempo di guardare meglio la ragazza che mia mamma urlando chiuda porta con forza e caccia la ragazza fuori di casa. Passa un’ora e io rimango sul letto a fissare il vuoto.  Da una parte sono indeciso se andare giù e chiedere a mia mamma,che poi non sono neanche tanto sicuro che lo sia, chi è quella ragazza. Dall’ altra parte non voglio scendere,anzi non posso, non ne ho il permesso se non me lo dice mia “mamma”. È sera, dopo cena, devo uscire fuori a fare la mia solita passeggiata ma non ho voglia. Decido di andarci comunque per non creare sospetti in quella donna. Finalmente è mattino,non aspettavo altro,stanotte ho continuamente pensato chi fosse questa donna,insomma i mie soliti dubbi. Scendo a fare colazione e mia “mamma” sembra di fretta. “Sandro devo andare da una parte”
“Dove?” la interrompo io.
“Non sono cose che ti riguardano!” ribatte lei con voce un po’ infastidita. Io resto in silenzio e lei aggiunge “ Vado a fare una commissione,tu resta in camera tua.” Le faccio un cenno con il capo per dire di si e lei esce. Ovviamente frugo un po’ tra le sue cose e trovo una carta con una sua foto con tutti i suoi dati. Si chiama Claudia Toscano. Vicino a questa carta trovo altri fogli con su scritto “ricercata” e presumo dalla polizia. Sto iniziando a preoccuparmi. Che cosa potrà aver fatto? Sono curioso. Allora decido di fare una cosa che non ho mai fatto. Andare in camera sua, di Claudia. Di solito la tiene chiusa, ma spero che stavolta sia aperta,magari era di fretta e si è dimenticata di chiuderla. Vado davanti a camera sua e lentamente mi avvicino alla porta. Metto la mano sulla maniglia…e..è aperta!! Entro in camera sua e vedo una foto dello stesso uomo che avevo visto nella foto dove c’era la famiglia. Continuo a guardare la foto un po’ perplesso. Poso giù la foto e apro il cassetto del comodino. Dentro a esso trovo un coltello bello grande. Sono spaventato. Metto in ordine tutto e vado in camera mia. Mi butto sul letto. Non so che cosa fare. Sono confuso,spaventato,arrabbiato allo stesso momento. Non posso fare altro che progettare un piano.  Stasera quando Claudia mi manderà fuori a fare la mia passeggiata cercherò di scappare. Non devo fare niente di particolare,solo correre il più veloce possibile. È sera,dopo cena. Claudia mi dice che posso andare a fare la mia passeggiata e mi raccomanda come al solito di fermarmi alla fine della strada e tornare indietro. Io annuisco e faccio come se fosse tutto normale. Cammino,cammino e arrivo alla fine della strada. Faccio un respiro profondo, ho paura. Sono agitato, ho il cuore che mi batte a mille. Mi guardo intorno e vedo un ragazzino. Lui l’ho già visto. Si, si è lui il ragazzo che ho visto dal lucernario. Io guardo lui e lui guarda me. Sto lì fermo come un palo per un minuto circa e ovviamente non ho il coraggio di scappare. “ Sandro ma che stai facendo? Torna indietro”mi urla Claudia. Io sarei potuto scappare in quel momento ma non ce l’ho fatta. Sono tornato indietro. Arrivo a casa e Claudia,arrabbiata,mi sgrida urlandomi:” Non provare mai più a fermarti così in mezzo al nulla!Non rifarlo mai più o sarò costretta a non farti più uscire”e infine mi fulmina con uno sguardo. “ Sì,mamma scusa non lo farò mai più” rispondo io spaventato,anzi pietrificato dal suo sguardo e ritorno in camera mia.
Ormai sono passati un po’ di giorni e io dopo quella sgridata non so più che fare. Credo che passerò la mia vita qui. Ho troppa paura di quella donna. Resto tutto il pomeriggio al computer,torna tutto com’era prima. Il tempo passa e arriva l’ora di cena. Scendo,mangio,faccio la mia passeggiata e torno su. La solita,stessa,identica monotonia di sempre. Sembra una sera noiosa come le altre fino a quando sento delle auto e delle sirene arrivare. Ho pensato subito alla polizia,allora corro giù e vedo che stavano ammanettando la mia finta mamma,Claudia. Ho fatto un respiro di sollievo e sono corso fuori da quella prigione. Arriva un agente di polizia e mi porta su un auto dicendomi che doveva farmi delle domande. Mi tranquillizza e mi dice che dobbiamo andare in centrale. Io non pronuncio parola fino alla centrale. Mentre andiamo guardo fuori dal finestrino,sorpreso da tutto quello che c’è fuori. Arrivati, scendo dalla macchina e vedo lo stesso ragazzo e ragazza che avevo visto già a casa mia. Il cane della ragazza inizia a saltarmi addosso e io inizio ad accarezzarlo. Non mi ricordo chi sia di preciso quel cane, ma è come se mi appartenesse. Ad un certo punto vedo  venire verso di me delle persone. Una donna,una ragazzina e un ragazzino. Mi abbracciano. Mi sembra tutto così strano. “ Chi siete?” dico io confuso. La donna con i lacrimoni agli occhi mi risponde “Noi siamo la tua famiglia” io faccio un sorriso e li abbraccio. Dopo un paio di giorni la polizia scopre che Claudia aveva ucciso l’uomo che avevo visto sulle foto e che lui era mio padre. Lei ha ucciso quell’uomo perche era il suo ex marito e l’ha tradita con un’altra donna, che sarebbe mia madre. Lei era innamorata persa di quell’uomo,ovvero mio padre, e nonostante lui le abbia ripetutamente detto che non c’era niente tra loro lei ha continuato. Quando poi mio padre ebbe dei figli,tra cui io,lei gelosissima lo uccise e per vendetta rapì un suo figlio,io. Queste sono le parole che ho sentito dire dalla polizia,ma desso non mi interessa più niente,voglio solo avere una vita normale.
È passato circa un mesetto e adesso abito con la mia vera famiglia. È mattino ma per fortuna non devo stare al computer, anzi oggi inizio il mio primo giorno di scuola!

Davide Carletto

LA DONNA CON IL VESTITO A FIORI

Sandro è un ragazzo molto timido, molto solitario e ama molto i videogiochi. Uno dei suoi difetti è che è molto ingenuo, a scuola è bullizato dai tre bulli della classe e per questo nessuno vuole essere suo amico, l’unico amico che ha è il suo cane di nome Grinco. Un giorno i genitori di Sandro uscirono per un colloquio con i suoi professori e dissero a Sandro di portare a passeggio il cane. Sandro non avendo voglia di uscire con Grinco decise di farlo uscire da solo. Dopo una quindicina di minuti Sandro non vedendo tornare il cane decise di andarlo a cercare, per strada incontrò i tre bulli che si chiamavano: Il capo Andreae i due suoi scagnozzi Marco e Giovanni.  Andrea abitando davanti alla casa di Sandro vide Grinco andare in giro da solo e decise di fare uno scherzo a Sandro.
Andrea disse a Sandro :- Senti moccioso, il tuo cane è andato a fare i suoi bisognini vicino alla casa abbandonata della signora pazzaMaria Serena Scurto, muoviti prima che lo scambi per una nutria e te lo uccida!!!!
Sandro si mise subito a correre per andare a riprendere Grinco, però arrivato davanti alla casa non lo trovò e mentre si girava per tornare indietro la signora pazza lo rapì. Quando i genitori di Sandro tornarono a casa non li trovarono e spaventandosi si recarono a fare la denuncia dai poliziotti. Purtroppo i poliziotti stavano già lavorando su un caso molto importante, quindi non poterono impegnarsi nel risolvere la scomparsa di Sandro e del cane Grinco….
Dopo un po’ di giorni la notizia della scomparsa di Sandro arrivò anche nella sua classe, tutti i suoi compagni dissero :-Ufff…..Va bè tanto non era bravo in niente…..(sghignazzando); però c’ era una ragazza simile a lui che si chiamava Chiara, che per questa notizia rimase molto sconvolta e decise di andarlo a cercare. Dopo molti giorni di ricerca non aveva fatto molto perchè i genitori di Chiara erano iperprotettivi e non volevano che uscisse fuori dal cancello di casa, però una sera decise di uscire molto tardi così i genitori non la potevano bloccarla. Mentre Chiara cercava la strada per andare alla casa della signora pazza, incontrò i bulli che le chieserò: Dove vai?
Chiara rispose: Sto andando a cercare Sandro!
I bulli le dissero: non ce la farai mai! Intanto Sandro fu portato in una stanza piuttosto piccola dove c’ erano: un letto che dava l’impressione di essere abbandonato, una scrivania con sopra un computer alla moda, degli scaffali con dei libri e un angolino con un lavandino, uno spazzolino che forse non veniva cambiato da mesi, una doccia malandata e un secchio abbastanza grande dove sopra c’ era scritto:- questo è il tuo reparto bagno….poi scritto più piccolo (se non l’ avessi capito). Dopo di che arrivò la signora pazza che gli portò da mangiare e lo chiuse a chiave nella stanza e gli disse :-se non mangerai tutto, non potrai giocare al computer. Sandro quando vide il piatto si traumatizzò perché il piatto era composto da pasta con carne di ratto e come contorno vermi fritti… Intanto Chiara raggiunse una via che si biforcava e nel mezzo delle due vie c’era un cartello caduto per terra e tutto sporco dove non si leggeva niente. Lei andò a sinistra e si trovò davanti a una casa lussuosa e provò ad entrare ma venne beccata dal proprietario e i genitori di Chiara la riportarono a casa e la misero in castigo per un mese. Un giorno Chiara chiese alla madre se conosceva la signora Maria Serena Scurto, e lei subito si spaventò e le disse che era stata una sua compagna di classe e già da ragazza era pazza, le disse che se vedeva una donna abbastanza giovane con un vestito con molti fiori di non parlarci; quindi Chiara decise di scappare ancora una volta di casa. Attese così le 22:30 e uscì con la scusa di aver dimenticato un compito da una sua amica. Dopo essere tornata dove c’ erano le due strade che si biforcano vide che nella strada che portava a destra c’ erano dei fiori finti per terra e pensò che erano i fiori che erano caduti dal vestito della donna, camminando sentì qualcosa che le veniva addosso e da un cespuglio uscì Grinco che era riuscito a scappare dalle grinfie della donna e la aiutò a trovare la casa. Davanti alla casa Chiara era super spaventata ma riuscì a salire sul tetto e vide Sandro che continuava a piangere, aprì la finestra e con una corda lo salvò, e riuscì anche a chiamare la polizia. Quando arrivò arrestarono la donna pazza e accompagnarono a casa i due ragazzi con il cane.  Quando Sandro tornò a casa fece chiamare Chiara dai suoi genitori per ringraziarla e così lei non fu più in castigo e neanche iper controllata, da questa avventura Sandro e Chiara diventarono migliori amici.

Mattia Soldano

L’INCUBO

Un pomeriggio mentre ero al supermercato con mia mamma, mentre lei stava scegliendo la frutta al banco mi allontanai per andare a curiosare i vari giochi senza che lei se ne accorgesse ed improvvisamente mi ritrovai a casa di una donna, che indossava un vestito a fiori. Mi trattava come se fossi suo figlio, mi diceva continuamente che non avrei dovuto avere paura e che da quel  momento in poi sarebbe stata lei la mia mamma, io non le volevo credere , ho pianto tantissimo. Più di una volta ho provato a scappare ma senza successo perché pur essendo più agile, lei era più forte ed io temevo sempre di  farla arrabbiare, comunque anche se fossi  riuscito a scappare non avevo una minima idea di dove mi potessi trovare dato che quando la signora mi rapì e mi portò in macchina mi disse di abbassare la testa se non volevo farla arrabbiare. Mi sembrava un incubo … La signora mi aveva dato una camera con un lucernaio, un computer e un letto, purtroppo le tapparelle erano sempre abbassate, infatti se non fosse stato per il lucernaio non avrei più visto la luce del giorno. Rimanevo sempre a casa da solo perché lei, non so per quale motivo, usciva sempre con la macchina nel pomeriggio; non le ho mai chiesto di dirmi perché uscisse continuamente, sinceramente preferivo non parlarle.  Quando mi trovavo a casa da solo giravo un po’ per le varie stanze  ma non c’era proprio nulla di interessante in quella casa. L’unica cosa che mi piaceva fare per passare le giornate era giocare con il computer. Non potevo avere amici.
Sentivo tantissimo la mancanza del mio cane Gringo, con lui trascorrevo molto tempo e giocavamo sempre. Mi faceva un sacco di feste per qualsiasi cosa. Un pomeriggio è accaduta una cosa stranissima, dalla mia stanza ho sentito un cane abbaiare. Credevo fosse la mia mente che non sapendo cosa fare per tutto il giorno si immaginasse cose senza che accadessero realmente. Sono un bambino con molta immaginazione e alle volte mi convinco anche di ciò che non esiste ma che mi piacerebbe molto. Alla mia vera mamma dicevano che ero un bambino molto creativo ed era tutto nella norma. Poi ho ascoltato meglio e mi accorsi che era vero, c’era un cane che abbaiava proprio alla donna che mi ha rapito. Nel mio cuore ho sperato fosse il mio cane ma nella realtà pensavo fosse impossibile, chissà dove mi trovavo e quanto ero distante dalla mia casa.
Al ritorno della padrona di casa mi feci trovare in camera come al solito. Non avevo mai fame e la signora oltretutto non cucinava nulla. Mi portava sempre del cibo strano che non saprei definire, forse una specie di minestra con dentro chissà cosa. Quando la signora non era in casa ogni tanto cercavo anche qualcosa da sgranocchiare e una volta per fortuna ho trovato della pizza avanzata, ho festeggiato tra me e me, ne ho mangiato solo un pezzetto per non farmi scoprire, altrimenti chissà cosa sarebbe successo! Insomma purtroppo tutte le giornate passavano così, nel pianto e nella disperazione. Volevo la mia mamma e il mio papà, il mio cane, rivolevo la mia famiglia, i miei giochi, la mia casa. Avevo perso tutte le mie certezze. La signora mi ripeteva continuamente che la mia vera mamma non mi voleva più. Non le ho mai creduto, anche se questa cosa mi ha fatto soffrire tantissimo. Finché, arrivò il giorno che non dimenticherò mai.
La signora come sempre era uscita di casa, io ero in camera e improvvisamente sentii dei rumori, ascoltai meglio e mi accorsi che c’erano delle persone intorno alla casa, poi altri rumori ancora, mi sembrava un cane ma non ne ero certo. Le voci si facevano sempre più vicine e poi sentii ancora degli strani rumori, non riuscivo a capire che cosa stava succedendo, mi spaventai moltissimo e mi nascosi sotto il letto. Mi sembrò di vedere un ombra provenire dal lucernaio e così cominciai a piangere. Pensai fossero dei ladri e che mi avrebbero fatto del male, invece improvvisamente i rumori terminarono. Poco dopo sentii la porta principale di casa aprirsi e mi accorsi che era la donna, la padrona di casa. Può sembrare strano ma fui felice di sapere che era tornata e che non mi trovavo più solo. Mi ero spaventato moltissimo, ma ovviamente non feci parola dell’accaduto e nei giorni successivi continuai a pensare di chi potesse essere stata quell’ombra e perché avevano cercato di entrare. Tra le varie cose mi illusi che qualcuno mi stesse cercando finalmente. I giorni successivi però non tornò nessuno a cercarmi così un po’ persi la speranza, finché improvvisamente sentii il campanello di casa suonare, la donna aprì e in un attimo mi accorsi che alcune persone si trovavano dietro la porta della mia cameretta e cercavano di aprire. La donna urlava. Confuso non sapevo come comportarmi ma seguii l’istinto e aprii la porta. Nello stesso istante in cui aprii la porta, Gringo, il mio cane, mi saltò addosso, facendomi mille feste. Non ci potevo credere, fu bellissimo!! Ma durò troppo poco. La donna buttò fuori casa Gringo e la ragazza che era con lui. Questo episodio mi fece pensare che avrei dovuto rischiare e provare a scappare di notte. Ero certo che Gringo fosse lì per me e che ci saremmo ritrovati. Una notte sentii dei rumori provenire dal bosco dietro casa, era una brutta serata, faceva freddo. All’inizio pensai che si trattasse del rumore che fa il vento quando soffia contro le piante, poi improvvisamente sentii due voci di ragazzi, qualcuno stava urlando là fuori, forse un litigio, non lo capii, ma di una cosa mi ero convinto, sarei dovuto scappare quella notte e avvicinarmi alle voci. Così feci, riuscii a scappare da casa e a raggiungere le voci che in effetti appartenevano a due ragazzi, purtroppo la donna si accorse immediatamente della mia fuga e mi inseguì con in mano un coltello che stava utilizzando in cucina. I due ragazzi si spaventarono moltissimo, io inciampai in uno di loro e finalmente arrivò la polizia, forse era stata chiamata dai genitori dei due ragazzi. Quella notte fu la fine del mio incubo e l’inizio della mia nuova vita con chi veramente mi voleva bene, la mia famiglia e il mio cane.

Carola Cunia

SOLO DOPO 10 ANNI SCOPRO LA VERITA’…

Non sono un bambino conosciuto, anzi, in realtà non mi conosce proprio nessuno. Non so perché la mamma mi tiene sempre chiuso in casa, non mi fa andare al parco giochi e neppure a scuola. Solo la sera mi dà il permesso di uscire, andare alla fine della strada e tornare indietro. Penso lo faccia per farmi prendere una boccata d’aria, dato che non posso nemmeno aprire le finestre nella mia stanza. Abitiamo in una casa non molto lontana da una scuola piena di ragazzi, con le finestre sempre chiuse e le ragnatele negli angoli esterni. La mamma dice sempre che la teniamo così perché deve sembrare abbandonata, non so per quale motivo. Io e lei viviamo da soli, non ci sono altre persone in casa. A volte viene a trovarci una signora, credo sia un’amica della mamma, ma quando viene non mi saluta nemmeno, non credo sappia della mia esistenza; entra in casa e inizia a parlare con la mamma, per tipo 4 ore di seguito. In tutte queste 4 ore io me ne sto in camera mia, con il mio computer. La mia stanza non è molto grande, ma non è nemmeno tanto piccola. Ho una scrivania con il mio computer sempre appoggiato sopra, me lo ha regalato la mamma quando avevo 9 anni. Principalmente lo uso per giocare, altre volte per guardare dei documentari che magari mi perdo in tv. Poi ho un armadio non molto grande, e un letto pieno di pupazzi. Fra questi c’è un pupazzo a forma di cane, un cane piccolo, bianco, che ogni volta che lo guardo mi ricorda qualcosa… non so che cosa però. L’ho chiamato Tarzan.
L’altro giorno è successa una cosa abbastanza strana. Ero nella mia stanza, stavo giocando con il mio computer come al solito. Mi sentivo un pò osservato, allora mi sono guardato intorno ma non c’era nessuno con me… magari era solo una mia sensazione. Ma no, veramente, qualcuno aveva gli occhi puntati su di me, ne ero sicuro. Mi sono guardato intorno, ancora una volta, ma niente, non c’era nessuno. Guardai in alto, magari qualcuno era sul tetto e mi stava guardando dal lucernario… aspetta, ma lassù c’era davvero qualcuno!!
“Chissà chi è” pensai fra me e me… ma nessuno poteva essere salito sul tetto, cioè, COME?! Va beh, non credo comunque che qualcuno si interessi di me, dato che nessuno mi conosce. Eppure c’era qualcuno che mi stava guardando, ne ero sicuro. Mi alzai e controllai se effettivamente lassù c’era qualcuno, osservando bene tutte le parti del lucernario. Ma niente, non c’era anima viva. Allora tornai alla mia scrivania con il mio computer.
Passarono un pò di giorni, io passavo la mia vita, guardando la TV oppure stando con il mio computer. I miei occhi sono sempre attaccati alla tecnologia; mamma dice che mi fa male, ma non mi vieta né di guardare la televisione, né di giocare con il mio computer, probabilmente perché non troverebbe altro da farmi fare.
“VADO A FARE LA SPESA!” mi urla la mamma dal piano di sotto. “OK, MAMMA” rispondo io. Mia madre non è come tutte le altre mamme, non mi chiama “amore” o “tesoro”, non mi chiede mai come sto, non mi chiede di uscire a fare un giro al parco con lei.  Va beh, fu così che lei andò a fare la spesa ed io rimasi in casa da solo, come sempre. Passò qualche ora, e dal piano di sotto sentivo i tacchi della mamma che facevano rumore, un cane che abbaiava e un forte, forte casino.  Sentivo l’abbaiare del cane avvicinarsi sempre di più alla mia stanza, allora decisi di alzarmi e vedere cosa diamine stava succedendo là fuori. Allora mi alzai, ancora in pigiama, e andai a girare la chiave della porta di camera mia, che rimane SEMPRE chiusa, tranne quando la mamma mi chiama per andare a mangiare, lì sono obbligato ad aprirla. Fatto sta che la aprii, e vidi il volto di una ragazza molto carina, e un cane.  Quel cane IDENTICO al mio pupazzo che avevo chiamato Tarzan. Quel cane voleva saltarmi addosso in tutti i modi, ma la padrona teneva il guinzaglio talmente stretto che anche per un animale il triplo più grande sarebbe stato impossibile farlo. Nemmeno il tempo di dare un’altra occhiata alla ragazza, che la mamma chiuse subito la porta, urlando e facendo uscire di casa lei (la ragazza), e il suo cane. Me ne tornai al mio computer, come se non fosse successo niente.  La sera quando ero nel letto per cercare di dormire ripensai a quella ragazza, pensai a chi poteva essere e che cosa faceva in casa mia quel giorno. Ma nulla, non mi veniva in mente niente. Il giorno dopo mi svegliai, andai dalla mamma e le chiesi: “Mamma, chi era la ragazza che è venuta ieri e che ha fatto tutta quella confusione?” “Nessuno, lascia perdere” mi rispose. Ma io non potevo lasciar perdere, dovevo sapere chi era quella ragazza. “DIMMI CHI ERA QUELLA RAGAZZA!!” Insistevo. “TI HO DETTO DI LASCIAR PERDERE, TORNA IN CAMERA TUA”. Allora arrabbiato tornai in camera mia, sbattei la porta e pensai cosa potevo fare per scoprire chi era quella ragazza.
Decisi che quella sera dovevo uscire, andarmene via di casa e girare tutta la città se fosse stato necessario fino a quando non l’avrei trovata. Infatti, la sera stessa, preparai un paio di cose, e fingendo di andare a fare la mia solita “passeggiata” serale, uscii per andare a cercare la ragazza.  Il problema è che quando uscii, camminai per un piccolo tratto, e poi nel giardino di casa vidi due ragazzi, non avevo la minima idea di che cosa stessero facendo lì. Allora li raggiunsi, ma appena uno di loro mi vide si misero a correre, come se volessero scappare da me. Io continuai ad inseguirli, ma nulla, non volevano fermarsi. La mamma uscii, per vedere se stavo tornando, con ancora indosso il grembiule, e in mano il coltello per tagliare i pomodori. Allora si mise a correre anche lei, per venirmi a prendere, ma era parecchio indietro. Uno di quei ragazzi si mise ad urlare, in generale stavamo facendo una grande confusione. Alcuni uscirono dalle proprie case, altri ci sgridavano, alla fine tutti ci calmammo. Vidi quattro persone intorno a quei ragazzi, molto probabilmente i genitori, e “mia madre” con il fiatone che mi aveva ormai raggiunto. Tutti mi guardavano, arrivò la polizia, non so chi l’aveva chiamata. “Mia madre” fra virgolette, volete sapere il perché? La polizia era arrivata, aveva esaminato la situazione e aveva chiamato l’ambulanza vedendomi in quelle condizioni. La verità è che io non sono figlio di quella donna. Quando ero molto piccolo ero andato ad un parco acquatico con i miei VERI genitori, e mia sorella, che fino ad ora non ricordavo nemmeno esistesse. Mia sorella stava scegliendo un gelato, mia madre la stava aiutando a farlo, e quando finalmente la scelta fu presa alzarono la testa e non mi trovarono più. Ero sparito. Quella donna mi aveva preso e mi aveva portato via, perché voleva un figlio ma nessuno glielo dava. Ditemi voi quanto è pazza questa. Se non ci fossero stati quei tre ragazzi probabilmente ora non sarei qui. Loro mi avevano osservato per tutto quel tempo e volevano scoprire chi ero e perché mi trovavo in quella casa. Si chiamano Fulvio, Dino e Amelia, la ragazza tanto carina.
Ora sono nella mia vera casa, vado a scuola ed ho una famiglia che mi vuole bene. Ho dei veri e propri giochi, non uso quasi mai il computer e non accendo mai la tivù.  Quella donna è in prigione, pena secondo me troppo banale, dovrebbero proprio ucciderla, per il male che ha fatto. Ah si, quel cane che avevo visto dalla porta della “mia stanza” identico al pupazzo, una volta, sempre quando ero molto piccolo, era mio, ma la donna lo aveva portato via insieme a me. Allora se n’era scappato via, e lo aveva trovato la famiglia di Amelia, che lo aveva preso ed adottato.  Quindi Fulvio, Dino, Amelia, se mai leggerete questo, volevo dirvi una cosa: grazie.
Non riuscirò mai a dirvelo di persona, sono talmente timido… ma sappiate che voi mi avete salvato la vita, mi avete salvato da quella terribile donna. Grazie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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