Laboratori sul giallo – I vincitori

Sono laboratori di scrittura del genere giallo per le scuole. Un percorso che parte dalla lettura e attraverso lo smontaggio e l’analisi di un romanzo porta i nostri giovani lettori a ricostruire il finale di una storia.  Entusiasmo, creatività, ingegno e fantasia sono gli ingredienti con cui nascono piccoli pezzi di storie ogni volta rielaborati e sorprendenti. Sono tutti bravi, ma qualcuno ha una penna magica! E’ per questo che i lavori migliori meritano un posto nel nostro blog.

Riscrittura del finale del romanzo: Non Chiudere gli occhi di Francesco Formaggi.

Seconde Liceo- Collegio San Carlo, Milano
Costanza Marzano, Carola Artesiani, Sofya Skurikhina, Luca Millera.
Seconda liceo classico A.
Collegio San Carlo – Milano

Crack! “Porca, Gio! Mi hai fatto prendere un colpo!” Esclamò Nico, sussultando.
“Scusa…” La voce di Gio tremava, come anche il resto del suo corpo, non per il freddo, ma per l’adrenalina e per lo spavento che, mischiandosi, avevano creato un terrore unico, nuovo e sconosciuto.
Uscendo dalla radura notarono una casetta. Nico deglutì. Non voleva ammetterlo ma era spaventato. Provava una paura che lo stava soffocando, come se un serpente gli si fosse attorcigliato intorno al collo, togliendogli il respiro. Il terrore si fece ancora più opprimente vedendo una figura muoversi nel buio, che si avvicinava alla casa. Ai ragazzi mancò il respiro.
“Hai visto..?” Gio non riuscì a fare altro se non annuire alla domanda postagli dal compagno di sventura. In questi ultimi atti di angoscia le parole non servirono: i due si mossero contemporaneamente in direzione dell’abitazione, avvicinandosi lentamente verso il nascondiglio del mostro.Finalmente furono davanti alla finestra: si nascosero tra i cespugli, Nico borbottando imprecazioni.
Ecco che ebbero la visuale della finestra e dell’interno della casa.
“Ho mandato un messaggio a tuo cugino, gli ho detto dove siamo… vedi qualcosa?” Domandò Gio. “Giorgio è là? Lo vedi?”.
Per quanto i sussulti lo irritassero, poiché temeva che qualcuno sentisse, Nico rispose: “no, ma vedo un’ombra, è sicuramente in ca…” Si bloccò, a bocca aperta per lo stupore e lo sgomento causato da ciò o, per essere più precisi, da chi.
“Cosa c’è?” Chiese Gio che non riusciva a vedere nulla a causa della schiena dell’amico che gli stava davanti.
“E’…” Nico non riusciva a proferire parola come non riuscì a sentirsi le gambe e le braccia. Tremava come una foglia, creando ansia nel compagno che lo seguiva.
“Nico! Cosa c’è?” Gli sussurrò più forte.
“E’…” Le labbra di Nico tremavano, ma si costrinse a parlare e con voce fioca pronunciò dure parole che paralizzarono Gio.
“E’ Miriam”.
All’improvviso i due ragazzini si sentirono acchiappare per la nuca e l’urlo di terrore che gli gonfiava i polmoni finalmente traboccò e si sparse nel buio della notte.
“Bene, bene chi abbiamo qui?” La voce deridente di Adelmo Lisi rimbombò nell’aria.
“Lasciaci andare!” Urlò Nico, dando calci all’aria mentre Gio ci faceva a pugni. Ma il vecchio era più forte di quanto sembrasse: trascinò i due all’interno della casetta, faticando a malapena e, appena furono dentro, li spinse facendoli cadere a terra. Nico e Gio si voltarono e il loro respiro si incastrò nelle loro gole quando videro che Anselmo aveva chiuso la porta a chiave.
“Tesoro!” Chiamò il vecchio. “Guarda cosa ho trovato!”
“Miriam uscì dalla stanza vicina con i capelli e il suo vestito bianco scompigliato.
“Oh! Siete gli amichetti del nostro Giorgio!” La sua voce era dolce come quella di una madre affettuosa e un sorriso gli domava il viso.
“Il vostro Giorgio?” Esclamò Nico incredulo, poiché era l’unico dei due che riusciva a parlare.
“Ma certo”. Miriam lo guardò stranita. “Restate a cena? Giorgio sarà molto contento!”
“Dov’è? Lasciatelo andare!” Nico urlò.
Miriam rise, divertita. “Perché dovremmo fargli qualcosa? Vogliamo bene a nostro figlio”.
“Vostro figlio?” Nico urlò, infuriato e incredulo.
“Ma certo, sciocchino”. Disse la donna, mentre il marito si avvicinò a lei, cingendole la vita con il braccio.
“Voi siete pazzi!” Esclamò Nico tremando. “Adelmo, voi avete perso vostro figlio tanti anni fa, ce l’hai detto tu stesso”. Parlò Gio, piano, con le mani protese in avanti in segno di resa. “E’ impossibile che sia ancora…”
Allo scoppio delle risa di Adelmo i due ragazzi furono percorsi da un brivido.
“Oh, lo sappiamo…” La voce di Adelmo e la tranquillità in essa terrorizzava i due amici.“Amavamo nostro figlio, era il nostro mondo…soffrimmo tantissimo quando lo perdemmo. Era un bambino splendido, sempre così allegro…”
A Gio parve di vedere i suoi occhi riempirsi di lacrime. Ma poi quello alzò il viso e niente oltre alla pura follia era disegnato sopra.
“Il piccolo Giorgio fa un po’ di resistenza ora, ma siamo sicuri che con il tempo si abituerà alla sua nuova casa e ai suoi nuovi genitori”.
Miriam, che si era rabbuiata nel viso, all’improvviso si illuminò.“Forse potremmo aiutarlo dandogli due fratelli?”
“E’ un’ottima idea, cara!” Adelmo sorrise ai due, ma proprio allora si sentirono le sirene della polizia, che Stefano aveva chiamato.