Laboratori sul giallo – I vincitori

Si legge e si scrive il giallo con i ragazzi della scuola media Stoppani di Lecco

Riscrittura del finale del romanzo: La Macchina Tigre di Laura Pariani

Valentina Inzaghi, Alberto Viganò, Dana Mocanu, Francesco Colombo.
Seconda media G.
Scuola media Stoppani – Lecco

Diddi non era preoccupato, nessuno l’aveva visto salire sul traghetto, quindi nessuno l’avrebbe cercato per tutto il pomeriggio, così decise di tentare il tutto per tutto. Doveva catturarlo, stava portando troppo scompiglio e per di più gli adulti non rivelavano niente. Ma come poteva fare?  Il traghetto correva veloce lasciando una scia di spuma bianca, l’aria gli sferzava la faccia. Mentre si avvicinava all’attracco, vide sull’altra sponda, solo per un attimo,  un uomo con la veste da monaco nero che sembrava stesse aspettando qualcosa.  Non fu che un attimo. Poi sparì. Arrivato allo scalo del traghetto Didi sentì una voce che lo chiamava: “Nadir!” la voce era roca e lamentosa, come se supplicasse di essere ascoltata. Didi sentì un brivido freddo correre lungo la schiena. Come faceva a conoscere il suo vero nome? E poi lui era Didi non Nadir! Scese correndo dal traghetto e si diresse verso la voce. Era davvero preoccupato. La voce veniva dalla zona del suo ultimo nascondiglio. Il nascondiglio innominato. Corse per il bosco. Le foglie scrocchiavano sotto le sue scarpe. “Maledetti rovi!” gli rovinavano le scarpe! Ma non poteva permettere che lo sconosciuto scoprisse la sua ultima possibilità di nascondersi. Raggiunse la parte più fitta del bosco e lasciò il sentiero. I rami gli frustavano la faccia, ma non gli importava. Intanto la voce continuava imperterrita:
“Nadir!”
Ormai era certo che venisse dal suo nascondiglio. Arrivò alla montagnola che c’era in mezzo al bosco. Dopo un’attenta ricerca trovò l’entrata ingombra di una piccola frana, sollevò il sasso centrale, si aprì un piccolo buco appena sufficiente per farlo passare. Da lì si apriva un grande labirinto di cunicoli con tante piccole stanze attorno ad una grande, centrale. Si precipitò proprio in quella stanza. Lì teneva tutti i suoi averi più preziosi. Lo trovò lì. I suoi occhi neri lo fissavano. Poi fece qualcosa che cambiò tutto. Sorrise. I denti imperfetti. Non era un uomo: non poteva che essere …
“Veronica?”