IL RACCONTO DI DRACULA

€18,00 - 112 pagine

Serenella Quarello
  • Trama
  • Incipit

(età 10+)

La storia del Conte Dracula, il vampiro più famoso di tutti i tempi. Se questo libro che raccoglie diari, trascrizioni, lettere, messaggi, telegrammi, articoli di giornale e perfino orari di treni, capiterà in mano di qualche lettore e lettrice curioso, beh, chissà se crederà a tutto quello che è capitato ai protagonisti:
Mina, coraggiosa segretaria con la passione per gli orari che diventa avventurosa cronista.
Jonathan Harker che ha vissuto nel castello con il Conte e che ha sfidato per salvare la vita della moglie Mina.
Il dottor Seward che, da indagatore della mente umana, è dovuto diventare indagatore dell’occulto.
Il professor Van Helsing che dall’Olanda ha seguito la sua missione in giro per l’Europa: sterminare il Male.
Quincey Morris coraggioso americano un po’ sbruffone che ci ha lasciato la pelle.
Lord Arthur, fidanzato della povera Lucy e che ha avuto il terribile compito di “piantare paletti nel cuore”.
Renfield, il matto mangiatore di mosche, schiavo del Conte.
E naturalmente, Lui, il Conte Dracula. Affascinante, potente, ma forse schiavo anch’egli di un Male più grande ancora. Ci piace l’idea che questo gruppo a dire il vero, un po’ strampalato, sia riuscito a combattere e battere il tremendissimo vampiro dei Carpazi, per amicizia e per amore. Anche se, a dire il vero e in fondo in fondo, noi tifiamo per Dracula.

DIARIO DI JONATHAN HARKER

3 maggio, Bistrita

Ho lasciato Monaco per Budapest quindi al calar della sera ho raggiunto Klausenburg. Dormo all’Hotel Royale, dove mi hanno servito pollo al pepe rosso che mi ha messo una gran sete. Mi hanno spiegato che è un piatto tipico di questi luoghi: i Carpazi.
Quando ancora ero a Londra ho fatto un po’ di ricerche su queste zone, dovendo raggiungere il castello di un nobile nel cuore di questi monti per me sconosciuti, però non mi è riuscito di trovare l’esatta localizzazione del castello di quel tale che devo incontrare. Un certo… Conte Dracula. L’unica informazione sicura è che si trova dalle parti di Bistrita, nel bel mezzo della Transilvania. Che nome suggestivo!
Scrivo questi appunti nel mio diario così potrò raccontare tutto alla cara Mina, la mia fidanzata. Il letto è comodo, ma che sogni strani e poi quel dannato cane che ha ululato sotto la finestra per tutta la notte. Sono nervoso, dev’essere il pepe rosso.
La mattina salgo sul treno che corre tra ripide colline e ruscelli. Nelle stazioni incontro contadini dai vestiti strani.

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LUNAMADRE

€16,00 - 152 pagine

Teo Benedetti
  • Trama
  • Incipit

(età 11+)

Le vacanze a casa della nonna paterna, nel paese di Lunamadre, incastrato nel sud dell’Isola tra il mare, le colline e la campagna, sono uno dei momenti più attesi da Lorenzo, un appuntamento che aspetta per tutto l’anno e che rappresenta, ai suoi occhi, un viaggio in un mondo paradisiaco dove il tempo si è fermato creando una cornice perfetta. Eppure, nell’estate dei suoi quattordici anni, non sa ancora che lui e i suoi tre amici, Filippo, Carlo e Maria, si troveranno ad affrontare un male che risiede da tempo nelle pieghe del piccolo centro e di cui nessuno vuole parlare. Strane cose cominciano ad accadere. Senza un’apparente spiegazione e senza trovare il responsabile. Si parla di streghe, maledizioni, un passato oscuro e un futuro incombente. Per quanto la gente del paese sdrammatizzi tutto con un semplice “sono storie da bambini” una certa inquietudine comincia a farsi largo a Lunamadre. Qualcosa era accaduto tempo fa e stava tornando. Così la curiosità di capire cosa stia realmente succedendo sarà ben presto sostituita dall’ansia e dal terrore quando i quattro ragazzi si avvicineranno sempre di più alla verità. Solo uniti potevano vincere, solo uniti potevano proteggere quello tra loro predestinato a morire.

La macchina arrivò davanti alla casa, fuori dal paese, nel primo pomeriggio ovvero nel momento più sbagliato in cui viaggiare sull’Isola.
Lorenzo scese con un balzo dall’auto e fu abbracciato dal calore estivo: sembrava di stare all’interno di un forno acceso alla massima potenza.
Respirò a pieni polmoni e le narici si riempirono dell’odore della campagna: lentischio, corbezzolo, legno di ulivi cotto dal sole, erba secca e una punta di letame fresco, ammonticchiato in un campo lì vicino. Era l’odore delle sue vacanze e delle sue radici, del posto dove suo padre Teodorico era nato un po’ di anni fa: Lunamadre.
E l’edificio verde chiaro con i muri screpolati, davanti al quale la gigantesca familiare si era fermata, era la casa di sua nonna Adelaide che, incurante della calura, se ne stava appoggiata sull’uscio con un sorriso dipinto sul volto.

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VEDO NERO

€18,00 - 104 pagine

Andrea Valente
  • Trama
  • Incipit

(età 10+)

Quando non c’era nulla, prima del Big Bang, tutto era nero. E quando ogni cosa finirà e l’ultimo, uscendo, spegnerà la luce, sarà tutto nero di nuovo. Più o meno a metà strada tra l’inizio e la fine, c’è questo libro, che nero non è, ma del nero ne parla.
Pagina dopo pagina sono novanta pezzi di nero, che si susseguono in un ordine solo apparentemente sparso. Racconti, aneddoti, appunti, spunti, aforismi e pensieri, con l’idea di lasciarli proseguire nell’immaginazione di chi legge. Ecco, se ora chi legge sei tu, puoi provare a farlo al buio, per vedere l’effetto che fa, ma mi rendo conto che la cosa potrebbe risultare difficile. E se poi qualcuno all’improvviso accende la luce e ti coglie con le mani nel sacco e il naso tra le pagine? Sai che spavento?! Allora va bene anche leggere al chiaro – nessun problema – tanto, visto che non è un colore, probabilmente il nero non è nemmeno scuro come potrebbe sembrare… Oscuro magari sì, o forse quello è solo il modo in cui siamo abituati a considerarlo.

 

 

Una volta c’era un uomo nero.
Era nero da testa a piedi. Aveva la pelle nera, i capelli neri, gli occhi neri, le sopracciglia nere. Spesso era di umore nero. Indossava un nero cappello, gli occhiali neri, una camicia nera con i bottoni neri; una cravatta rossa – rosso sangue –, una giacca nera, dei pantaloni neri, un paio di scarpe nere e lucide; sopra le calze nere, un nero tabarro.
Quando se ne andò, si continuò a parlare di lui, ricordandolo come l’uomo con la cravatta rossa.

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SOTTOVOCE

€16,00 - 144 pagine

Fulvia Degl'innocenti
  • Trama
  • Incipit

(età 11+)

Sono sensazioni strane quelle che Caroline prova ogni volta che accompagna la nonna al cimitero per trovare il nonno. Le sembra di udire le voci dei bambini morti, di sentire addirittura il loro contatto sulla pelle. Quando la mamma decide di trasferirsi la scelta cade su una bella casa al numero 13, di un quartiere periferico, alle spalle del vecchio cimitero abbandonato. Nella nuova scuola stringe amicizia con Ruth e Eddie, un tipo solitario con la fissa per gli alieni e le storie horror. Intanto, di notte, i sogni che arrivano sembrano turbarla sempre di più: sono soprattutto bambini che non conosce e che vogliono qualcosa che lei non riesce a capire. E se non fossero sogni ma messaggi dall’oltretomba?
Non resta che andare a curiosare proprio nel vecchio cimitero, accompagnata da Eddie, e ancora una volta le sensazioni si ripresentano. Il trasferimento della famiglia in una città più piccola non cambia le cose. Strani episodi e l’inquietante incontro con un uomo confermano a Caroline la sua capacità di percepire l’invisibile. Soprattutto le richieste di aiuto da parte di 3 ragazze scomparse anni addietro. Caroline inizia a indagare partendo dagli archivi del giornale locale in cui si sospetta l’esistenza di un serial killer. Man mano procede nelle ricerche la terribile verità viene a galla e il colpevole scoperto.

«Nonna, sei tu che mi hai toccato?»
«No cara, non vedi che sto cambiando i fiori sulla tomba del nonno?»
Caroline si guardò in giro: non c’era nessuno, se non un paio di visitatori nei pressi di una tomba distante qualche metro. Nonna Katherine era a pochi passi da lei, china sulla lapide bianca del marito, scomparso due anni prima. Ogni settimana andava a fargli visita, voleva ci fossero sempre fiori freschi. Il ricordo di lui era ancora vivo: a casa, in salotto, teneva una sorta di altarino con le sue fotografie; loro due il giorno delle nozze, con le figlie piccole, già avanti con gli anni durante i loro viaggi. Ma era lì, al cimitero, che riusciva a sentirlo più presente. Ogni tanto portava con sé la nipote Caroline, una bambina di otto anni dai lunghi capelli castani che le scende- vano lievemente mossi sulle spalle, gote accese sull’ovale perfetto del viso e intensi occhi verdi che brillavano. E su quel viso la bambina aveva sentito il brivido di una carezza leggera, come un soffio di vento che si era posato sulla sua pelle. Tornò a fissare la fotografia del bambino che le sorrideva.

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