L’IMPERO INVISIBILE

Gabriele Nanni
  • Trama
  • Incipit

(età 10+)

1966. Richie, Mash, Darry e Jodie sono quattro amici di 14 anni appassionati di horror e fantascienza. Vivono a Frick Leaf, una cittadina dell’Indiana, nel sud degli Stati Uniti. Una mattina marinano la scuola per andare nella città vicina a vedere una rassegna di film horror. Uno dei tre è testimone di uno strano rapimento. I ragazzi sono troppo curiosi e invece di scappare tornano sul luogo del crimine dove trovano una scarpa della vittima. Casualmente, mentre se la rigirano tra le mani, il tacco si apre, rivelando un trasmettitore. Il mistero di infittisce, quando vengono contattati da un giornalista che sta indagando e che li mette in guardia: hanno ficcato il naso di un affare ben più grande di loro. Dietro tutto c’è un delitto del Ku Klux Klan e perfino la polizia della città ha degli affiliati all’interno del KKK. Non ci si può fidare di nessuno, ma neanche lasciare perdere, la faccenda è troppo grossa.
Nel frattempo, sullo sfondo dell’avventura, la radio trasmette le partite dei Texas Western Miners che nel torneo Ncaa di quell’anno lotteranno per qualcosa di molto più grande di un campionato universitario di pallacanestro.

 

Mi chiamo Richie, Richie Magh, ho quasi finito il secondo anno del liceo qui alla Frick Leaf High e le vacanze estive sono ormai alle porte. Anche quando questa storia cominciò stavano per iniziare le vacanze, ma erano quelle di primavera che durano soltanto due settimane. All’epoca facevo la terza media ed era il penultimo giorno prima dello spring break, lo ricordo bene. Così come ricordo bene la scena di quella mattina, come se guardassi un film. Eravamo in mensa, io e Mash; io ero tutto preso a controllare che nel mio panino ci fossero i cetrioli, mentre Mash, dopo una decina di tentativi, era appena riuscito a inforchettare dell’insalata, quando Darry frenò davanti al nostro tavolo come uno sciatore al traguardo e gliela fece cadere tutta addosso.
«E che cavolo!» Mash se la spazzolò dal maglione come se fosse stato attaccato da un branco di formiche rosse.
«Ti dona il verde» fece Darry.
Mash gli rispose mostrandogli il dito medio dove era aggrappato un piccolo pezzo di lattuga. Sembrava un tuffatore che all’ultimo ci aveva ripensato.

IL GIOCO DELLA PAURA

€16,00 - 182 pagine

Maren Stoffels
  • Trama
  • Incipit

(età 12+) 

Tre amici, Dylan, Sofia e Quin, decidono di partecipare a un “Gioco della paura” nel bosco per superare le loro paure più grandi. Ogni partecipante dovrà rivelare al momento dell’iscrizione quale sia la cosa che più lo terrorizza. Degli attori la insceneranno per fargliela vivere fino in fondo. I ragazzi non sanno però che nel bosco c’è anche un assassino e che qual- cuno non sopravviverà a quella notte. La storia è raccontata a più voci dai diversi personaggi. Al centro di tutta la vicenda c’è Dylan in affido alla famiglia del suo compagno di scuola Quin. Quin e Sofia ignorano quale sia la storia di Dylan e quanto sia tragica. Ingenuamente Sofia inizia però a indagare su di essa, perché vuole fargli una sorpresa per il compleanno: un album con le foto della casa in cui abitava prima e altri ricordi. Una volta lì, convince una vicina a farla entrare. Nella casa Sofia trova una foto. È del fratello maggiore di Dylan, andato via tempo prima perché oppresso dalla situazione familiare. Vedendo come Dylan è tormentato tutte le notti da incubi e chiuso in se stesso, Quin gli propone di partecipare, insieme a Sofia, a un Gioco della paura.  Ma proprio il fratello di Dylan è uno dei ragazzi ingaggiati per spaventare i partecipanti al gioco e quando la situazione si complicherà fino a degenerare, il gioco non sarà più tale e si trasformerà in una trappola.

Stiamo pedalando tutti e tre, uno dietro l’altro, sulla stretta pista ciclabile. L’unica luce proviene dai fanali delle nostre bici, che oscillando illuminano la strada. Le parole minacciose sulla cartolina mi sono rimaste in testa per tutta la settimana. Un paio di volte sono stata sul punto di mostrare la cartolina a Dylan, ma non riesco proprio a credere che quel messaggio sia per lui. Dylan non ha nemici, a scuola piace a tutti. Sulla cartolina non c’era l’indirizzo, è stata infilata di persona nella buca delle lettere. Non potrebbe essere semplicemente uno stupido scherzo?

RESPIRA CON ME

€15,00 - 136 pagine

Raffaella Romagnolo
  • Trama
  • Incipit

(età 11+) 
Amedeo non ha dubbi: suo padre è un bastardo e la gita su Punta Libertè gli suona quasi come una punizione. A scuola non ci va più da un mese, ma in casa nessuno lo sa. E ora questa strana idea. Due giorni interi da solo con il padre. Da dietro il ciuffo di capelli lunghi, Amedeo osserva la vallata, la cima a 3.400 metri e il punto da cui inizia il percorso, fino al rifugio Fontanafredda, prima tappa della scalata. Zaino, scarponi, qualche ricambio, giacca pesante e soprattutto niente cellulare. La montagna è una galera, solo salita e sassi, e lui è stanco morto. La parete rocciosa gli mette paura. Il ricordo della madre, morta in un incidente lo accompagna per tutto il tempo e il fastidio per la compagnia del padre si fa sempre più forte. L’unico antidoto è pensare a Lucilla, la nuova compagna di scuola, silenziosa e solitaria. Una sosta per la notte, in un vecchio casotto, e poi di nuovo in marcia, fino alla vetta, tra strapiombi. Il ritorno è un abisso di rocce e una frana che blocca il padre, schiacciandogli una gamba. Senza cellulare è impossibile chiamare i soccorsi e per Amedeo inizia una corsa contro il tempo e soprattutto contro le sue paure per cercare un aiuto e salvare suo padre.

 

Amedeo non ha dubbi: l’ingegnere Giandomenico Ghisleri, suo padre, è un bastardo. Non potrebbe semplicemente proibirgli la PlayStation? Due settimane senza, un genitore normale farebbe così. Ma di normale, in casa Ghisleri, non c’è più nulla. Niente Play per due settimane è una punizione dura, ma accettabile. Oppure due settimane di apparecchio-sparecchio-lavaggio e asciugatura piatti. Oppure niente cioccolato, niente Coca-Cola, niente pizza surgelata. Lei deciderebbe così, lei è per le punizioni educative. L’ingegnere, per la tortura. Come definire altrimenti il programma che suo padre gli prospetta rincasando venerdì pomeriggio, dopo i colloqui a scuola? «Punta Liberté, 3.453 metri sul livello del mare.» Amedeo spinge lo sguardo oltre il ciuffo che s’è lasciato crescere davanti agli occhi negli ultimi mesi. Una tenda arruffata, un batuffolo castano che nei giorni di pioggia si gonfia come un morbido sipario frusciante.

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UNA LUNGHISSIMA NOTTE

€15,00 - 144 pagine

Annalisa Strada
  • Trama
  • Incipit

(età 11+)
Nilla ha 12 anni e tornando da scuola trova la villetta a schiera in cui vive vuota. Il padre è lontano per lavoro, sua sorella è in Nuova Zelanda per un anno di studio e sua madre non c’è. Anche Gullo, il cane, non si vede. Quando il buio arriva, sua madre non compare e al cellulare non risponde. Con una scusa prova a interrogare la vicina che la rassicura. Non appena rientra in cucina, salta la luce. Il contatore è in cantina e in Nilla cresce sempre di più la paura e il timore per sua madre. Le case intorno sono vuote e buie, i vicini sono usciti. La linea fissa del telefono è fuori uso. Si barrica allora in una stanza, quando sente abbaiare un cane. Gullo è tornato e sem- bra inseguire qualcuno a ridosso del capanno degli attrezzi. La scoperta del cadavere di una donna la spinge ad andare a piedi alla caserma dei carabi- nieri. L’unico posto ora dove andare è la casa della nonna, ma Nilla non smetterà di indagare finchè il colpevole verrà trovato e la mamma tornerà a casa, dopo una lunghissima notte.

 

Una mattina perfetta, ecco che cos’era stata. Una di quelle da segnare sul calendario. Che poi, Nilla, un segno sul diario di scuola lo aveva già messo. Un punto esclamativo di traverso alla pagina, con un bel girotondo di evidenziatore intorno. Era stato a metà della quarta ora, quando la prof di storia, la famigerata Marinella Martinelli, l’aveva chiamata alla cattedra per interrogarla. E lei, Nilla, aveva risposto chiaramente: «Mi rifiuto di venire». «Posso sapere perché?» aveva chiesto la prof con una calma ingannevole. «Perché lei non ci ha ancora consegnato la verifica della scorsa settimana.» «Che cosa c’entra?» aveva risposto la prof, che era stata punta sul vivo ma cercava di parare il colpo con un’indifferenza ben poco credibile. Era evidente a tutti che fosse arrossita e che una palpebra le vibrasse.  «Non so se la mia preparazione è stata ritenuta adeguata e, in mancanza di questo dato, non so se posso sentirmi pronta per affrontare l’interrogazione.» «Cioè, non hai studiato?» sibilò la prof. Era stato allora che le era venuta la grande risposta.

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