ANSELMO E GRETA

€18,00 - 84 pagine ISBN 9788832790290

Francesco Formaggi
  • Trama
  • Incipit

(età 11+)

Questa riscrittura di Hansel e Gretel cambia il tempo e le ambientazioni della fiaba originale, al bosco si sostituisce la grande metropoli dove i bambini si perdono; alle briciole di pane che Hansel semina nel sentiero si sostituiscono le impronte di vernice che Anselmo semina sui marciapiedi della città dopo aver calpestato l’opera di uno street artist; al posto della casa di marzapane c’è un buffet principesco di dolci in una stanza d’albergo; al posto della vecchia brutta strega malvagia c’è una donna bellissima, una regina di Instagram, che però sotto il trucco nasconde una terribile violenza. Cambia il mondo e il tempo, cambia l’avventura, ma il cuore della fiaba è animato dallo stesso sangue.

Tum, tum, batte il bastone, tum tum, batte sul pavimento, tum tum, lo stringe una mano vizza, le dita grosse e nere, tum tum, batte il bastone, colpi sordi sul pavimento.

Il padre siede in poltrona. Sui braccioli un lembo di coperta nasconde strappi di spugna. Tutte le notti siede lì, nel piccolo soggiorno, e batte a terra il bastone da zoppo, tum tum, mentre con gli occhi spalancati guarda nel buio, tutte le notti, in silenzio, finché l’alba si affaccia alla finestra, e i suoi pensieri sono cupi, compressi nella testa: escono dalle orecchie pelose e dal naso bitorzoluto, per confondersi col buio, come ballerini vestiti di nero in una macabra danza notturna.
E intanto batte a terra il bastone, tum tum, il bastone da zoppo. È un uomo grosso e curvo, la testa calva, il viso arcigno, veste sempre la tuta blu della fabbrica, anche se non lavora più da quando ha avuto l’incidente alla gamba e l’hanno licenziato; le sue scarpe sono nere, scarpe ortopediche, col tacco alto un palmo la destra, con la punta di metallo la sinistra. Tum tum, batte il bastone il padre, e i bambini nella camera accanto, stretti l’uno all’altra, sotto l’unica coperta, nel materasso steso a terra, sussultano a ogni colpo.
«Dormite, dormite», dice la madre, distesa sulla brandina all’angolo. «Dormite», blatera inquieta, voltandosi su se stessa come in bilico tra il sonno e la veglia.
Ma Anselmo e Greta non dormono, non stasera. Si parlano silenziosamente, senza parlare, muovendo le mani in un linguaggio tutto loro simile a quello dei muti, anche se muti non sono.

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