- Trama
- Incipit
(età 12+)
Orfeo ha 16 anni e trascorre sempre le vacanze in una sperduta località sulla foce di un grande fiume. È lì che conosce Aurora e si innamora subito. Aurora è affascinata dal mistero della casa abbandonata nel mezzo della palude, che si dice sia maledetta. È qui che incontrano la presenza : appare ai loro occhi come un baluginio di particelle di polvere. All’inizio ne sono spaventati, ma poi ne sono fatalmente attratti. La presenza mostra loro immagini della sua vita passata, tra cui delle fiamme che divorano ogni cosa. I due ragazzi capiscono che la presenza è la vittima di un omicidio: un’anima intrappolata nel nostro mondo che attende le sia fatta giustizia per trapassare. Aurora, però, inizia a provare una sorta di dipendenza dalla presenza e Orfeo capisce che, se non farà qualcosa, perderà per sempre la ragazza di cui è innamorato.
Nella palude, al tramonto, il sole è una voragine che si apre sugli inferi e infiamma l’intero creato, una massa di dimensioni celestiali che sprofonda nel fango sfrigolando, quasi che il suo unico desiderio sia spegnersi per sempre. Rosso vermiglio: credo sia la tonalità che ha il sole in questo momento. Questa cosa mi fa un po’ ridere perché da bambino ero convinto che il vermiglio fosse una melma verdastra piena di vermi, e in tal caso sarebbe stato proprio il colore perfetto per descrivere questa palude.
Una zanzara si appoggia sul mio avambraccio e io la schiaccio, macchiandomi la mano di sangue. Cerco di pulirmi con la terra secca, strofino il palmo su una foglia rinsecchita ma la pelle sembra irrimediabilmente macchiata per sempre. Sospiro.
«Qua è perfetto» esclama Nicola. Mi volto verso di lui e lo squadro.
«Qui? In mezzo a questo… questo…» borbotto muovendo le mani davanti a me quasi volessi includere nelle mie parole tutta la desolazione e il caldo atroce e il sudore che ci circonda.
«Questo nulla?»
Poi, siccome non risponde e, anzi, sorride in modo piuttosto stupido, aggiungo: «Non sarebbe meglio partire con una ripresa della casa maledetta? Un’inquadratura che la renda, come dire… inquietante?»
«Sei un dilettante!» ride lui. «Se voglio vincere il concorso devo stupire la giuria, non fare quello che fanno tutti! E non ti preoccupare per la casa: non c’è bisogno di renderla più inquietante di quello che è già.»
