- Trama
- Incipit
(età 12+)
Per Ibra il secondo anno di scuola media non è semplice: si sente oppresso dai bulli, non riesce a incanalare le proprie energie nel modo giusto e fatica a seguire le lezioni, soprattutto quelle del professor Mangiameli sulla Divina Commedia. Finché incontra Karim, un detective incaricato di risolvere gli strani omicidi che stanno sconvolgendo il paese e l’intera comunità. Karim ha bisogno di un occhio che osservi la scuola dall’interno e chiede a Ibra di aiutarlo. Tra i due nasce un rapporto di fiducia e collaborazione che si rivelerà fondamentale per le indagini. Indizio dopo indizio, scopriranno che i delitti sono connessi da un inquietante elemento letterario: le Malebolge dantesche. Ma chi si nasconde davvero dietro a queste terribili morti? Con l’aiuto di Karim, Ibra capirà il proprio valore, oltre a quello della legalità, e risolverà il caso.
Sono Ibra. Ho la pelle dura e la testa ancora più dura. Mi chiamano tosto perché mi faccio rispettare.
No, non è vero, mi chiamano tosto perché combino guai. Anche se, a volte, non sono proprio io a combinarli: mi succedono. Papà dice che la colpa è comunque mia perché io sono io.
In effetti non posso negare d’essere una calamita per i casini. Ve ne racconto uno. La faccenda più brutta di quest’estate. Qui a Valdendia andare in bici non è facile. Ci sono tantissime salite, strade dissestate – quando ci sono – e buche ovunque. A volte mancano persino i marciapiedi, i percorsi ciclabili e, neanche a dirlo, la segnaletica per terra, che ormai è scolorita dal sole. Questo significa che ciclisti e pedoni è facile che si scontrino. Ed è così che sono finito addosso a quelli di terza.
Erano le tre di pomeriggio, in una di quelle strade di campagna con ai bordi cespugli e spazzatura. Non c’era quasi anima viva, c’erano soltanto Marcone, Sam e il più maledetto di tutti, Gioele, con i nuovi orecchini metallici lungo l’orecchio sinistro.
«Ehi bro!» mi ha urlato mettendosi di fronte a me.
Io ho provato a fermarmi, ma per l’agitazione ho frenato prima con la ruota davanti e sono caduto per terra, rischiando di rompermi il collo! Il braccio sanguinava – ho ancora una cicatrice vicino al gomito – perché ho strisciato contro l’asfalto, ma in quel momento non ho sentito dolore. Ero solo arrabbiato, molto arrabbiato. Così ho digrignato i denti, ho preso la bici e gliel’ho lanciata contro. Non li ho presi per un pelo. Sembravo un cane rabbioso e loro sono scappati via ridendo, come i fifoni che sono.
Solo dopo un po’ ho iniziato a sentire il dolore. Una specie di scarica che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. E a casa ne ho sentito ancora, di dolore, perché sono tosto e mi becco tutti i rimproveri: è colpa mia se litigo con quelli di terza e se rompo la mia stessa bici.
