I RAGAZZI DELLA FOSSA

€16,00 - pagine 1449788832790894
  • Trama
  • Incipit

(età 11+)

Per i ragazzi della Fossa, quartiere sorto attorno al carcere da cui prende il nome, sembra che il destino possa assumere solo due forme: liberi o ingranati, delinquenti o impegnati in lavori faticosi e sottopagati, dalla mattina alla sera, e solo per sbarcare il lunario. Nelle vite di Melissa, detta Mel, e Zed, dodici anni e migliori amici, è però in agguato un colpo di scena. Zed scopre di avere due cugini quando suo nonno muore. Nonno Boaz, autorità indiscussa del mondo criminale, ha lasciato in eredità una caccia al tesoro: il bottino del furto per cui ha scontato la sua pena. Se i ragazzi, Zed, Mel e i due cugini, lo troveranno, potranno usufruirne. Hanno solo una settimana di tempo. Forse la ruota del destino ha cominciato a girare. Forse non nel verso che immaginano. Non tutto fila liscio.

Da che lo conoscevo, Zed aveva un’idea fissa. Era uscito di prigione cinque anni prima, quando sua madre era stata uccisa nella mensa del carcere durante una rissa. Di suo padre non sapeva niente, perciò era andato a vivere con suo nonno materno, Boaz. Zed diceva che era il diminutivo di Belzebù in non so più quale lingua, e il mio migliore amico aveva un vero talento per farti credere qualsiasi panzana. La più bella era quella che avrebbe trovato, o a mali estremi rubato, un tesoro. Uno bello grosso, di quelli che ti cambiano la vita. E Dio solo sa se tutti noi, i ragazzi della Fossa, non volessimo disperatamente cambiare vita. La Fossa era come tutti chiamavano la prigione e il quartiere che le era cresciuto attorno. Quel brutto edificio di cemento armato a forma di scatola da scarpe, con finestre a bocca di lupo e muri coperti di filo spinato ci definiva. Noi ragazzi della Fossa sapevamo che avevamo solo due possibilità nella vita: finire in prigione, più prima che poi, oppure fare di tutto per non finirci. E, delle due, questa seconda era la strada più faticosa. Viceversa, la prima era facilissima. Il difficile, se vogliamo, era finirci onestamente. Le nostre famiglie, la mia e quella di Zed, si trovavano agli estremi opposti delle due fazioni: “liberi” e “ingranati”. In mezzo ci stavano gli sbirri.

SCARICA IL PDF