- Trama
- Incipit
(età 11+)
Una mattina di dicembre Riccardo Maurici sta scrivendo la parola fine al nuovo attesissimo episodio della serie dell’investigatore Fox, quando viene interrotto dal postino che gli consegna una busta. Dentro trova biglietti del treno strappati, un segnalibro con il logo di un fotografo, il volantino di una mostra di abiti di Chanel, la fotocopia di una procura notarile del consolato del Portogallo, buste appallottolate, una vecchia lettera fatta a brandelli, pezzetti di carta senza senso e un messaggio: “So che la tengono prigioniera, ma non so dove: solo tu puoi aiutarla. Sbrigati: la porteranno via il 24!”
Chi sta parlando? E di chi? Perché hanno cercato lui?
Sarà uno scherzo, sicuro! Ma se invece fosse tutto vero?
Ormai ha quella storia per le mani, non può ignorarla. E, stando al messaggio, non gli resta molto tempo per liberare la ragazzina. Maurici deve mettersi nei panni di Fox, il suo stesso personaggio, e pensare e agire come un detective provetto. Sarà bravo come lui a sciogliere l’ingarbugliata matassa?
A quel punto a Fox non restava che mostrare al gruppetto raccolto nella stanza l’ultimo definitivo indizio, quello che avrebbe incastrato senza alcun dubbio il o, meglio, la colpevole: Irina Dimitrova, l’acrobata!
Un lungo sospiro di sorpresa aveva avvolto le ultime parole di Fox, mentre Irina, senza battere ciglio, sollevava le braccia e iniziava a muoverle ritmicamente in un lento, maestoso applauso.
Pling. Un messaggio. Riccardo Maurici non si lasciò distrarre. E riprese a scrivere.
«Complimenti, Fox, la sua fama è decisamente…»
Pling pling pling.
«…ben riposta. Ma non basta che le scarpe siano femminili e del mio numero per…»
Pling pling pling pling.
«…accusare me del furto. Anche la signorina Octavia…»
Pling pling.
BASTA! Maurici prese il telefono e lo gettò nel cestino della cartaccia accanto alla scrivania. Bel gesto, ma del tutto inoffensivo, visto che il cestino era stracolmo di fogli accartocciati, e al telefono non sarebbe successo un bel niente. La sequela ravvicinata di notifiche che il telefono continuava a emettere, seppure attutita dalla carta, lo confermò: l’infernale aggeggio godeva ancora di ottima salute.
«No, non ci casco, sorellina! Non oggi, non finché non ho finito!» Prese la tazza dalla scrivania, bevve una lunga sorsata di caffè ancora sufficientemente tiepido per non doversi alzare a scaldarlo, guardò l’ora -le 9.35 – e ricominciò il suo lavoro.
