LA BARABUIA

€16,00 - pagine 2329788832791013
  • Trama
  • Incipit

(età 12+)

A Rimini l’arrivo di un Luna Park itinerante rende di nuovo accessibile quella che tutti chiamano la Sita, l’autorimessa abbandonata dei vecchi autobus, chiusa da quasi cinquant’anni, in fondo a via Piccinino. In quella strada vivono Ias, Campus e sua sorella Tamara. Quando portano al Luna Park Camilla, la sorellina piccola di Ias, succede un fatto tragico: la bambina scappa spaventata dallo spettacolo dell’Uomo Serpente e viene ritrovata esanime mezz’ora dopo tra l’erba alta. È entrata in coma. Nessuno può immaginare che la causa di tutto sia la Barabuia, una creatura malvagia, rimasta imprigionata nella Sita dal secolo scorso. Un’entità cieca in grado di sentire la presenza dei bambini, ma solo quando la loro frequenza non è disturbata dagli adulti: li percepisce, ma non li distingue dalla figlia che portava in grembo quando è stata uccisa. E adesso rivuole la sua anima. Con ferocia.

Le foglie scorrono davanti all’inquadratura. Il vento sibila. La visuale comincia ad abbassarsi e vediamo una via piccola davanti a noi. Si capisce che è fine ottobre. La luce è come filtrata da una pellicola scura, le ombre hanno voglia di scappare e ogni cosa è rallentata.
La mamma di Rollo Calderoni sta tornando dalla spesa con due enormi borse agganciate ai lati del manubrio: ha gambe grosse e violacee e spinge sui pedali come se fosse in una salita di montagna. Basterebbe che una mosca si appoggiasse a una delle due buste per farla sbilanciare e cadere, questo è il pensiero. Ma ce la fa anche questa volta.
C’è il babbo di Giorgia Venturi che fa retromarcia con la sua macchina nuova, che si è meritato dopo anni di duro lavoro; scende lentamente, chiude il cancello e l’auto parte silenziosa e lucente. C’è il babbo di Campus che rastrella le foglie in giardino come se pensasse ad altro mentre fuma di nascosto, con l’espressione di chi ha il sole puntato dritto negli occhi. Sembra che tutti si stiano preparando per l’arrivo di qualcosa. Qualcosa di antico, forse.

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