- Trama
- Incipit
(età 11+)
Sembra che nelle paludi di Waltanna sia stata più volte avvistata una bestia enorme, capace di uscire dalle acque e di uccidere: si parla di cavalli fatti a pezzi e spolpati. Non ci sono né prove né certezze, ma le voci corrono rapide e attirano frotte di curiosi in cerca di avventura e di brividi. Tra i tanti che si mettono in viaggio ci sono anche due fratelli, Jonathan e George. Il primo, che scrive per un giornale, deve recarsi a Melvern, un villaggio che sorge ai margini delle paludi, per intervistare un vecchio poeta. George, il fratello di tredici anni, ha deciso di accompagnarlo, mosso dal desiderio di vedere di persona i luoghi dei misteriosi avvistamenti, o forse da un richiamo più profondo. Ma è facile perdersi, nel labirinto delle paludi, soprattutto se è notte e si rimane soli. E l’oscurità della notte, si sa, fa riemergere i mostri, anche quelli interiori.
La sera del 16 ottobre 1976 un allevatore di cavalli di nome John Turazza si presentò nell’ufficio dello sceriffo di Stafford con la faccia stravolta e un alito che puzzava di whisky. A un cenno dello sceriffo si mise a sedere e buttò fuori tutto d’un fiato il suo racconto. Disse di essersi recato in furgone, quello stesso pomeriggio, nelle paludi di Waltanna alla ricerca di un puledro che era uscito dai recinti, un mustang dal mantello nero, e di essersi inoltrato a piedi sui sentieri che attraversano gli acquitrini, seguendo le impronte lasciate dal cavallo. Le impronte, però, si interrompevano all’altezza di un pontile, vicino ai resti di una vecchia chiatta. A quel punto si era accorto che la palude, che prima era tutto uno schiamazzo di uccelli e di rospi, si era ammutolita. Un attimo dopo – lo poteva giurare sulla testa dei suoi figli – aveva visto affiorare dall’acqua un’ombra enorme. Un’ombra, sì, ma solida, che spostava le acque melmose e le rimescolava. Altro non poteva dire, perché era scappato senza voltarsi indietro, e appena salito sul furgone si era subito precipitato in città. Lo sceriffo, un uomo stanco dallo sguardo vuoto, raccolse il racconto controvoglia e si limitò a domandargli quanto avesse bevuto.
«Che c’entra?» fu la risposta. «Ho bevuto dopo, semmai, e solo per sciacquarmi la bocca!»
«Faremo le nostre verifiche» disse lo sceriffo indicando la porta per invitarlo a uscire. E aggiunse: «Sarebbe piaciuto anche a me, allevare cavalli».
Quando l’uomo se ne andò, lo sceriffo prese il verbale che aveva battuto a macchina, gli diede una letta e lo infilò nello scaffale più basso, dove teneva le denunce trascurabili. Poi scosse la testa con aria infastidita, sputò un’imprecazione e sollevò la cornetta.
