LA TORRE LE BAMBOLE E LO SGABUZZINO

€16,00 - pagine 2289788832791624
  • Trama
  • Incipit

(età 11+)

All’istituto delle Piccole Stelle di Gesù, Irene, la più grande tra le ragazze ospitate, è una presenza inquieta e indomabile. Protettiva e temuta, tiene unite le sue giovani compagne di stanza convincendole a rifiutare l’adozione. Per suggellare il patto segreto, Irene rivela l’esistenza di una stanza proibita in cima alla torre dell’istituto: lì sono custodite le tracce delle loro vite. Ma tra cassetti e ricordi emerge qualcosa di inatteso: una casa delle bambole che Irene non ha mai visto e che sembra parlare solo a lei. L’oggetto apre ferite, risveglia domande sulle sue origini e la spinge a indagare su un passato che ha sempre rimosso. Tra la severità delle suore, la diffidenza delle ragazze e l’incontro con Madame, un’artista enigmatica, Irene dovrà scegliere se scoprire la verità o restare prigioniera delle sue paure.

Almeno per ora è qui che vivono, all’Istituto Piccole Stelle di Gesù, dove sono approdate in momenti diversi. L’ultima arrivata, poche settimane fa, è quella con gli occhiali, si chiama Camilla e ha nove anni. La bambina con la zazzera bionda è la più piccina, ha cinque anni e si sono abituati tutti a chiamarla così: La Piccola. È stata lasciata davanti al portone delle suore ancora in fasce, dentro una cesta, come nei film. Quella arruffata si chiama Hope: di anni ne ha quasi tredici e all’istituto ci è arrivata quando ne aveva otto. La ragazza con i capelli di fuoco è la più grande ed è lì da parecchio. Arrivando all’istituto in auto, la prima cosa che aveva visto dal finestrino era stata il cappellino a punta della torre circolare, con le finestre a oblò, e aveva pensato che parevano tanti occhi spalancati per la sorpresa. Più sotto, i vetri piombati scintillavano come file di dentini. Oh, sì! Il palazzo la accoglieva con una gigantesca faccia sorridente. L’azzurro del cielo era intenso, la luce accarezzava le chiome degli alberi, i tetti, i muri. E anche i capelli della bambina, che con quell’arancione erano tutt’uno.
«Benvenuta, cocca» aveva esclamato la suora rotondetta aprendo il portone. Anche il suo volto era sorridente. Forse era finita nel posto giusto: c’era una grande pace lì e i segnali erano tutti buoni.

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