- Trama
- Incipit
(età 12+)
Emma non esiste più. Ora si fa chiamare Undi, e da mesi non mette piede fuori casa. Dalla finestra della sua stanza, osserva la vita del condominio finché, un giorno, assiste a una scena inquietante che le ricorda La finestra sul cortile di Hitchcock: l’anziano professor Balbi, suo vicino di casa, discute animatamente con qualcuno. Undi è convinta che gli sia successo qualcosa di grave: da giorni l’uomo, sempre abitudinario, non innaffia le piante, non esce per comprare il giornale e, soprattutto, non apre a Polifemo, il suo fedele gatto, che miagola insistentemente sul balcone. Undi decide di indagare insieme ai suoi inseparabili amici. Ogni pista sembra aprire un nuovo enigma e quando anche un membro del gruppo sparisce, i ragazzi capiscono che il passato non è solo una questione da archiviare: è una trappola che può ancora uccidere.
Nero. Solo nero.
Trattengo il respiro e spalanco ancora di più le palpebre. Ma tanto non serve. L’occhio umano per abituarsi al buio ha bisogno di almeno mezzora. Lo so perché la Pigato di scienze lo chiede in ogni verifica: sono cose che ti si ficcano in testa anche se non vuoi, per poi venir fuori quando meno te lo aspetti. Tipo ora. E comunque resta un tempo schifosamente lungo, che diventa un’eternità se da quello dipende restare vivi o meno. E il problema è proprio questo: restare vivi. Non solo io, ma pure Leila, Mela, Stringa e Vigo.
Perché se ci siamo cacciati in questo maledetto guaio la colpa è mia.
Solo mia.
Sono Undi, ho quindici anni e forse tra mezzora sarò morta.
