- Trama
- Incipit
(età 11+)
Alice passa tutte le estati nella vecchia masseria pugliese dei nonni e ogni anno si annoia tantissimo. Quest’anno no: il vicino di casa, scavando un pozzo tra i suoi ulivi, ha trovato un antico scheletro preistorico. Vorrebbe distruggerlo senza dire niente, ma il suo bracciante scatta una foto e la condivide sui social. In tantissimi si precipitano a curiosare, tra cui tre ragazzini dell’età di Alice. Insieme, i ragazzi fanno da guide a un antropologo americano arrivato dopo la notizia: lo portano ai dolmen della Vecchia Striara, così chiamati in onore di un’antica leggenda locale… Ma i dolmen sono imbrattati di sangue! Si dice che lo scheletro del pozzo sia quello della vecchia strega e che ora si vendicherà. Tra sospetti e strani avvenimenti, i ragazzini sveleranno il vero responsabile.
C’era una volta, tanti e tanti anni fa, nell’ultima casa del paese, una giovane ragazza rimasta orfana, che per vivere badava alle capre. Era talmente bella che tutti gli uomini del villaggio le facevano la corte, suscitando l’invidia delle mogli. Per questo, la povera ragazza era sempre sola e non aveva amici. Persino il principe del castello vicino ne era innamorato, e la chiese in moglie. La giovane rifiutò; non voleva lasciare le sue capre e i suoi campi, dove raccoglieva erbe e fiori per gli unguenti e i balsami che preparava, e che vendeva poi al mercato del villaggio. Il principe, furioso, le tese un tranello; rubò la corona di sua madre, la regina, e la nascose nella stalla dove la giovane ricoverava le capre. La ragazza venne accusata di furto e condannata a morte. Era innocente, ma le donne del villaggio testimoniarono contro di lei: «Strega!»
Quelle stesse donne che avevano curato le ferite e le malattie dei loro figli con i rimedi della pastorella, adesso le voltavano le spalle. La ragazza fu impiccata, ma prima di morire lanciò una maledizione sul villaggio. Da quel giorno, il suo spirito si aggira di notte per rapire le anime dei bambini incustoditi e vendicarsi così sui discendenti di quei paesani crudeli.
La notte era calda, ma Alice si tirò le lenzuola fin sotto il mento, rabbrividendo. La luce dell’abat-jour sul comodino proiettava sulla nonna riflessi verdi, rossi e viola che la facevano apparire quasi… stregata. Attraverso le imposte semiaperte, le sagome degli ulivi si impastavano in una coltre di buio che inghiottiva ogni luce e calore. Lì, da qualche parte, lei si aggirava famelica. Ovattato dalle spesse pareti della masseria ma ben udibile, si levò il piagnucolio di un bambino: suo fratello si agitava nella stanza accanto. E se lei l’avesse sentito? Se fosse venuta a prenderli entrambi? Un’ombra scura spezzò la lama di luce dell’abat-jour e si posò sulla testata del letto. Il teschio chiaro sul dorso della falena sfinge testa di morto brillava, e quegli strani riflessi lo rendevano quasi… vivo, come se la stesse… spiando.
