- Trama
- Incipit
(età 13+)
Le mirabolanti avventure di Orlando, giovane poeta protetto dalla regina Elisabetta I che lo nomina ambasciatore. La storia vola oltre il tempo e nel corso di quasi quattro secoli. Orlando non solo si troverà a vivere diverse vite, in varie e suggestive epoche storiche, ma anche a cambiare sesso, diventando così una donna, dopo un sonno di sette giorni consecutivi, in quel di Costantinopoli. Aggregata a una carovana di zingari, avrà modo poi di tornare a Londra, rivivendo così dapprima le atmosfere di inizio Settecento, dei tempi della regina Anna, e in seguito del Romanticismo, fino ai primordi degli anni Venti del Novecento, sempre all’inseguimento del vero amore e del senso profondo della poesia. Sempre con il suo desiderio di scrivere e di amare.
Il giorno che conosciamo Orlando lui sta scrivendo il verde, e non ci riesce. È un poeta, è giovane, è un giovane poeta che scrive seduto sotto una quercia e non si è ancora reso conto di una semplice verità: quello che scrivi non è mai quello che vedi. Tu provi e riprovi, intingi la penna d’oca nell’inchiostro come se fosse da lì che ti viene il gesto giusto, ma non funziona. Non funziona così. Forse si potrebbe dire che quello che scrivi non è mai quello che è. Ma Orlando adesso non sta pensando questo: è troppo giovane, ed è un poeta. Il suo vero problema è che il verde che stava cercando, quello vero, ammesso che esista un verde che una volta scritto è vero, gli fa sbagliare la rima. È un verde che non ha parole. Scrivere è così faticoso che Orlando chiude gli occhi, irritato e deluso ma anche già distratto da mille pensieri, come succede ai giovani molto giovani; e si addormenta.
Si potrebbe osservare che non tutte le poesie hanno bisogno delle rime; ma quelle di Orlando adesso sì. Perché siamo in Inghilterra, un paese vecchissimo, un paese sempre nuovo, nel regno di una regina che si chiama Elisabetta ed è vecchissima. Elisabetta è una remota cugina di Orlando, ma è soprattutto la regina; e mentre Orlando dorme senza sogni all’ombra di un albero ecco che risuona una tromba, Orlando si sveglia all’improvviso, è ormai sera, sente lo squillo di tromba e così abbandona penna, inchiostro e brutta poesia sotto l’albero e corre, corre, corre: perché la tromba sta dicendo che la regina è in arrivo, e tutti, anche i giovani cugini poeti, devono renderle omaggio. Orlando arriva trafelato nel castello che è la sua casa, sale i gradini a due a due fino alla sua stanza, si spoglia di fretta, si lava, indossa abiti adatti a incontrare una regina, ridiscende i gradini a due a due, e arriva appena in tempo per porgerle una coppa piena d’acqua e petali di rosa in cui lei intinge le mani.
