RESPIRA CON ME

€15,00 - 136 pagine

Raffaella Romagnolo
  • Trama
  • Incipit

(età 11+) 
Amedeo non ha dubbi: suo padre è un bastardo e la gita su Punta Libertè gli suona quasi come una punizione. A scuola non ci va più da un mese, ma in casa nessuno lo sa. E ora questa strana idea. Due giorni interi da solo con il padre. Da dietro il ciuffo di capelli lunghi, Amedeo osserva la vallata, la cima a 3.400 metri e il punto da cui inizia il percorso, fino al rifugio Fontanafredda, prima tappa della scalata. Zaino, scarponi, qualche ricambio, giacca pesante e soprattutto niente cellulare. La montagna è una galera, solo salita e sassi, e lui è stanco morto. La parete rocciosa gli mette paura. Il ricordo della madre, morta in un incidente lo accompagna per tutto il tempo e il fastidio per la compagnia del padre si fa sempre più forte. L’unico antidoto è pensare a Lucilla, la nuova compagna di scuola, silenziosa e solitaria. Una sosta per la notte, in un vecchio casotto, e poi di nuovo in marcia, fino alla vetta, tra strapiombi. Il ritorno è un abisso di rocce e una frana che blocca il padre, schiacciandogli una gamba. Senza cellulare è impossibile chiamare i soccorsi e per Amedeo inizia una corsa contro il tempo e soprattutto contro le sue paure per cercare un aiuto e salvare suo padre.

 

Amedeo non ha dubbi: l’ingegnere Giandomenico Ghisleri, suo padre, è un bastardo. Non potrebbe semplicemente proibirgli la PlayStation? Due settimane senza, un genitore normale farebbe così. Ma di normale, in casa Ghisleri, non c’è più nulla. Niente Play per due settimane è una punizione dura, ma accettabile. Oppure due settimane di apparecchio-sparecchio-lavaggio e asciugatura piatti. Oppure niente cioccolato, niente Coca-Cola, niente pizza surgelata. Lei deciderebbe così, lei è per le punizioni educative. L’ingegnere, per la tortura. Come definire altrimenti il programma che suo padre gli prospetta rincasando venerdì pomeriggio, dopo i colloqui a scuola? «Punta Liberté, 3.453 metri sul livello del mare.» Amedeo spinge lo sguardo oltre il ciuffo che s’è lasciato crescere davanti agli occhi negli ultimi mesi. Una tenda arruffata, un batuffolo castano che nei giorni di pioggia si gonfia come un morbido sipario frusciante.

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