- Trama
- Incipit
(età 11+)
Un condominio in Oltrarno a Firenze è scosso da un evento colmo di mistero: la ratta Francesca è scomparsa. Non ha mangiato i croccantini, non ha masticato enciclopedie, non ha spaventato l’infermiera né la badante, non è caduta dal balcone: la signora Lina è sicura che le sia accaduto qualcosa di terribile. E mentre è in preda allo sconforto, alcuni strani eventi si verificano nel condominio: l’ascensore bloccato, urla sospette, tracce rosse lasciate qua e là. Sarà sangue? In un giallo avvincente, che si svolge nel corso di una giornata – tanto indelebile da dare il nome a una strada – e in un tempo che, come quello dell’infanzia, si dilata e contrae seguendo un ritmo slegato da quello scientifico, si intrecciano le storie dei condòmini rivelando caricature e macchiette, rapporti complessi e comici, piccole manìe, fobie, amori e diversità.
Quel giorno alle otto Marina aveva chiamato l’ascensore. Come ogni mattina. Il quarto piano era veramente eccessivo per il suo piede sinistro che se ne andava in dentro da quando la sorella gemella si era messa di traverso durante il parto. Non si somigliavano in niente, ma erano due femmine ed era scomodo. Lei avrebbe voluto un fratello maschio. Sognava che l’avrebbe aiutata con forti muscoli a salire le otto lunghissime rampe di scale quando l’ascensore era bloccato, cioè un giorno sì e uno no.
La Marcella gemella era malata. Lei si ammalava sempre. Invece la Marina era forte per sopperire a quella mancanza, come affermava la zia Nellina con aria sconsolata guardandole il piede anarchico. L’avrebbe strozzata se non fosse stata vecchia e anche buffa.
Marina era in ritardo, i suoi grandi occhi blu sporgevano tondi a osservare la tromba delle scale ma niente, tutto fermo. Era parecchio bella. Suscitava gelosia e le persone brutte si consolavano guardando il piede. Era una cosa interessante e ogni volta che accadeva lei segnava su un piccolo quaderno la data, l’ora, chi lo aveva fatto e perché. Il motivo lo indovinava mica lo sapeva. Da grande voleva fare la psicologa, così andava a cercare i casi su internet e ogni volta faceva diagnosi. Maniaca compulsiva. Borderline. Infelice e basta. Schizofrenica.
Sarà guasto aveva pensato, e si era avviata rapidamente due scalini alla volta immaginando già la scenata della maestra Carla per i suoi soliti cinque minuti di ritardo. Era sempre stupita di quanto quel piede sbagliato facesse il suo lavoro in modo impeccabile.
