
Pensieri di Casa Pelledoca
Inte(g)razione e inclusività nei libri per bambini: una riflessione
di Eleonora Fornasari
Non ho un vissuto diretto di migrazione, né sono una scrittrice di seconda generazione. Ma nei miei libri cerco di raccontare bambine e bambini con identità plurali, con radici che affondano in più culture, lingue, tradizioni familiari. Identità che non si definiscono con una sola appartenenza, ma che convivono — a volte in armonia, a volte con attrito. In loro riconosco mio figlio, mio marito, i suoi genitori. Ma anche un numero crescente di lettrici e lettori che cercano storie capaci di rispecchiarli senza incasellarli.
Spesso, invece, l’editoria richiede personaggi con identità plurali come unico pretesto per parlare di razzismo, discriminazione, bullismo. È importante che esistano narrazioni capaci di raccontare anche la fatica di crescere in un contesto che esclude, e che lo facciano magari con lo sguardo diretto e consapevole di autrici e autori di seconda generazione. Ma serve anche altro. Me ne sono accorta andando nelle scuole, a incontrare giovani lettori e lettrici.
Ogni bambino è, prima di tutto, una persona in relazione. Ha bisogno di ritrovarsi nelle storie non solo per ciò che lo distingue, ma per ciò che vive e condivide: una scoperta, una paura, un sogno. Bambine e bambini con identità plurali hanno diritto a essere protagonisti di qualsiasi racconto — non solo quando si parla di origini, ma anche quando si parla di amicizia, mistero, coraggio. Perché riconoscersi non significa solo vedersi da fuori, ma poter vivere le storie dall’interno, come parte di esse.
Ecco perché, quando si parla di rappresentazione, non penso alle storie come strumento di integrazione — termine che fa pensare a un inserimento passivo in qualcosa di già stabilito — ma come a spazi di interazione: luoghi in cui i lettori non si limitano a osservare da fuori, ma entrano, si riconoscono, si confrontano. È in questo scambio attivo che può nascere un senso di appartenenza autentico, perché la relazione con la storia diventa relazione con il mondo.
Le storie inclusive (da in-claudere) sono quindi quelle che non chiudono fuori (ex-claudere), ma accolgono tra le proprie pagine ogni bambino, per offrirgli così la possibilità — e la libertà — di sentirsi, semplicemente, parte.
Cosa c'è di nuovo?

In libreria
In Casa Pelledoca la primavera ha portato tante belle novità che vi accompagneranno anche in estate.
Tre nuove uscite per lettori dai 7-8 anni arricchiscono la collana Piccole Piume. Tre storie, tre mondi diversi. In Occhio alla valigia! di Eleonora Fornasari, illustrato da Manuela Marazzi, un viaggio estivo dall’Italia all’Egitto si trasforma in un’indagine da brividi, tra valigie scambiate e inquietanti occhi che scrutano nell’ombra. Con Lupi, licantropi e luna piena di Marco Greganti, illustrato da Cecilia Fallongo, ci spostiamo nella casa sulla collina dove un cagnolino scrittore scoprirà che non tutti i mostri hanno cattive intenzioni. E poi, a passi di tango, ci addentriamo in una vecchia sala da ballo abbandonata al centro di Se ci sei, batti un colpo! di Valentina Mansone, illustrato da Giulia Bracesco: qui un gruppo di amici cerca di evocare il fantasma di Beethoven, senza sapere cosa sta davvero per risvegliarsi.
Nella collana Neroinchiostro trovate due romanzi gialli, per lettori dai 12 anni, ambientati nell’ambiente scolastico: Nanu e il mistero di Cartesio di Rodolfo Rossi racconta la storia di un gruppo di amici alle prese con una sfida tra numeri, tornei di matematica e oscuri complotti; I delitti delle Malebolge di Antonino Fiore è ambientato in un paesino viene sconvolto da una serie di strani omicidi che solo Ibra, ragazzino iperattivo e curioso, e il detective Karim potranno risolvere.
Cinque storie da brivido per rendere più avventurose le vostre vacanze estive.

Parliamo di...
Buone notizie
A Palazzo Barberini di Roma potete ammirare Caravaggio 2025, un progetto espositivo tra i più importanti e ambiziosi dedicati a questo artista che ha avuto una vita di luci e ombre. Forse il pittore più vicino al mondo Pelledoca!
Riunendo alcune delle opere più celebri, affiancate da altre meno note ma altrettanto significative, la mostra offre una nuova riflessione sulla rivoluzione pittorica del Maestro, esplorando per la prima volta in un contesto così ampio l’innovazione che introdusse nel panorama artistico, religioso e sociale del suo tempo. Un artista che «con la sua cruda realtà, le luci drammatiche, una profondità emotiva senza pari, ha saputo raccontare l’animo dell’uomo nelle sue sfaccettature più profonde, dall’innocenza alla violenza, dalla speranza alla disperazione».
La mostra è visitabile fino al 6 luglio.
Per maggiori info.

Ci è piaciuto
Quanto siamo dipendenti dalla tecnologia? Guardando Zero Day – la miniserie Netflix con un grandissimo Robert De Niro che non delude mai – viene da rispondere molto. Moltissimo.
De Niro interpreta un ex Presidente degli Stati Uniti, richiamato per portare ordine nel Paese dopo un attacco al sistema informatico. Di puntata in puntata, la serie ci delinea un quadro inquietante e straniante: si intuisce che c’è un nemico, ma non ha una faccia, non sono chiari moventi e intenzioni. Vi è una sola certezza che emerge dopo due episodi: è qualcuno che viene dall’interno, qualcuno che sa come manipolare le masse.
Zero Day è una serie importante non solo per l’alta qualità della scrittura – che si avvicina a quella di Tom Clancy o di Michael Connelly – la suspense, il ritmo e un cast perfetto. Mescolando spionaggio, thriller e politica, ci vengono mostrati punti deboli e crepe della società contemporanea, sempre più dipendente dalla tecnologia: come e perché un cyberattacco potrebbe metterci in ginocchio, quanto la nostra identità reale ormai dipenda da quella digitale, e perché dovremmo limitare tutto questo.
Una serie attualissima che vale la pena vedere.

Il consiglio extra

Ci sono storie che meritano di essere riportate in libreria: è il caso de I Tillerman di Cynthia Voigt che Il Barbagianni, dopo parecchi anni, ha pubblicato in una nuova edizione integrale, tradotta da Marina Migliavacca. Una scelta editoriale che si potrebbe definire audace per diversi motivi e, forse per questo, ancora più apprezzata. Apprezzamento ricevuto non solo dai lettori, ma anche dagli addetti ai lavori: I Tillerman si è aggiudicato il Premio Andersen 2025 nella categoria “Miglior libro mai premiato”.
La storia è quella di Dicey, James, Maybeth e Sammy, quattro fratelli che, all’inizio degli anni Ottanta, si ritrovano soli, in macchina, in mezzo a una strada: la madre – forse sopraffatta dalle tante difficoltà, forse a causa di un fragile stato di salute mentale – li ha abbandonati. Dicey, la più grande, tra coraggio e incoscienza decide di proseguire a piedi il viaggio che avevano iniziato: devono raggiungere una vecchia zia, che nemmeno conoscono, ma che al momento rappresenta l’unica possibilità di avere uno straccio di futuro, seppur incerto. Nulla sarà semplice: c’è molta strada da fare, hanno pochissimo denaro e possono contare solo l’uno sull’altra.
Tappa dopo tappa, scopriamo il loro vissuto familiare, le loro personalità, le emozioni e i desideri che li animano. Con un ritmo inizialmente lento e poi via via più incalzante, Cynthia Voigt ci accompagna in un viaggio avventuroso, carico di rischi, paure e dubbi. Pagina dopo pagina, ci ritroviamo sempre più coinvolti nella storia dei quattro giovani protagonisti, spinti da un unico desiderio: rimanere uniti e trovare un nuovo posto da chiamare casa.
Se siete alla ricerca di un bel romanzo per ragazzi – ma non solo – questa storia on the road, che ha il respiro della saga familiare, è la scelta giusta.
Cosa ci aspetta?
Indizio 1
Sangue sui dolmen, laghi inquinati, luci che saltano: in un paesino pugliese accadono fatti strani…
Indizio 2
Due nuove avventure dei tre topini investigatori più famosi di Parigi.
Indizio 3
Una palude misteriosa, due fratelli con un passato difficile alle spalle e una notte che ricorderanno per sempre.