Pensieri di Casa Pelledoca

Esordienti: la costruzione di un autore e di una nuova voce letteraria

di Lodovica Cima

In un momento in cui la vendita della narrativa è in calo, rischiare con un esordiente, per un editore, è pericoloso. Le grandi case editrici puntano su qualcosa di più sicuro – magari un successo tradotto dall’estero – e così la letteratura italiana non cresce. Anche i pochi premi letterari dedicati ai libri per ragazzi dedicano attenzione quasi esclusivamente a titoli stranieri tradotti in italiano. In questo modo un aspirante scrittore ha veramente pochissime possibilità di essere notato e adottato da un editore. Lavorare con gli esordienti, infatti, costa in termini di tempo (bisogna seguirli e affiancarli in questo mondo editoriale difficile nelle sue dinamiche dietro le quinte) e anche in termini economici: più il lettore è insicuro e più sceglie qualcosa di conosciuto e rassicurante. Eppure, il lavoro dell’editore è davvero fondamentale per la letteratura: proporre nuove voci, nuovi linguaggi e nuove storie è una missione culturale e conquistare la fiducia del pubblico con gli esordienti è difficile.

Pelledoca, da sempre, dedica particolare attenzione agli esordienti e in generale alle nuove voci, affiancandole volentieri nel proprio catalogo ad autori già conosciuti.

Nel periodo della pandemia abbiamo lanciato il contest di scrittura dal nome “Sotto il segno della paura”, selezionando dieci autori e lavorando con loro per sei mesi. Il momento era particolare e ci ha permesso di organizzare il tutto con calma. Le voci emerse sono state più del previsto e qualcuna di loro a distanza di cinque anni è diventata importante e ha pubblicato con più di un editore. Una vittoria per tutti e per la letteratura italiana soprattutto.

Nel 2024 abbiamo lanciato anche il concorso “Oca, che giallo!” per inediti. Il vincitore, Antonino Fiore, insegnante di lettere di Catania, è un esordiente e la sua bella storia I delitti delle Malebolge è uscita appena prima dell’estate. Ci auguriamo che abbia il successo che merita. E che il lavoro rischioso di Pelledoca sia percepito come un valore. È bellissimo vedere anche come un autore nuovo riesce a crescere e migliorare rispetto all’esordio. Una soddisfazione per editori, autori ma soprattutto per i lettori!

Cosa c'è di nuovo?

In libreria

Ci avviciniamo alla fine dell’anno, con qualche bella novità in libreria.

La collana Neroinchiostro si arricchisce di due romanzi per lettori a partire dagli 11 anni. La trappola del tempo di Valeria Corciolani, giallista esperta, costruisce una narrazione ispirata a Hitchcock: una ragazza che non esce di casa da molto tempo passa le giornate a guardare fuori dalla finestra e presto si accorge che nella casa di fronte qualcosa non va. La regina delle api di Beatrice Sesino è un mystery ambientato in un paesino dove uno sciame di api si comporta in modo anomalo e un cold case torna a emergere dopo anni.

Tre nuove uscite per lettori dai 7-8 anni si uniscono alla collana Piccole Piume. Tre storie diverse, soprattutto per la voce autoriale. In Bandiera gialla di Cristina Marsi, illustrato da Marilisa Cotroneo, i buffi protagonisti, Amerigo Fior di latte ed Eric Perfettino, sgambettando tra ombrelloni e dune di sabbia, indagano: chi ha rubato le vecchie boe rosse dello zio? Con La casa della S di Michela Nodari, illustrato da Silvia Crocicchi, ci avventuriamo in un paese vicino al mare che d’estate si riempie di persone, ma una casa – la Casa della S – nasconde strani abitanti. E poi, un timido passo alla volta, ci addentriamo in un vecchio faro abbandonato e – forse – infestato, protagonista di Mistero al faro di Adamantia Paizis, illustrato da Chiara Nocentini.

Cinque storie da brivido per accompagnare la lettura fino alle vacanze invernali!

Perlopiù ho sentito silenzi, dietro quella porta. Alcune volte però qualche suono, quasi impercettibile, mi ha raggiunta. Piccolo, ma potente abbastanza da farmi rabbrividire. Ticchettii che sembravano passi leggeri, spifferi che sembravano bisbigli, cigolii che sembravano rauche voci femminili.
Michela Nodari

Parliamo di...

Buone notizie

Sono numerosissimi i ponti del Diavolo sparsi per il mondo, e tutti condividono la stessa inquietante leggenda. La loro struttura ardita, spesso in pietra e di impianto medievale, pareva così complessa che doveva per forza trattarsi di un’architettura sovrannaturale. Così nacque il mito del patto con il diavolo. Tra i nostri preferiti c’è quello di Cividale del Friuli, sul fiume Natisone. Si racconta che, disperati per la difficoltà di completarlo, gli abitanti si rivolsero proprio al Maligno, che reclamò la prima anima passante. Ma con un inganno fu un cane, un gatto, o addirittura un maiale, a precedere gli uomini sul ponte, beffando il Diavolo.
A questa leggenda si ispira anche Il ponte dei cani suicidi di Daniele Nicastro, dove antiche superstizioni e misteri moderni si intrecciano in una storia che fa tremare.

Ci è piaciuto

Siamo state alla Mostra del cinema di Venezia e abbiamo visto delle chicche da non perdere al cinema!
Bugonia, il nuovo film del greco Yorgos Lanthimos, affronta un tema caldo: le teorie cospirazioniste, la Terra piatta, gli alieni. Il tutto interpretato magistralmente da Emma Stone, la cui collaborazione con Lanthimos ormai è pienamente consolidata (ricordiamo La favorita Povere creature). Dal 23 ottobre 2025 nelle sale.
Abbiamo visto anche i film di due grandi registi italiani. Luca Guadagnino torna con After the Hunt e, come sempre, si reinventa, realizzando un film ambientato in un’università americana di punta, Yale, dove si dibatte un caso di molestie sessuali con una Julia Roberts perfetta. Un film dall’estetica dark academia, dal 16 ottobre 2025 nelle sale. E infine ci ha colpite La grazia di Paolo Sorrentino, una storia di politica, di eutanasia, e di cosa significa amare davvero, vincitore della Coppa Volpi per Toni Servillo. Dal 15 gennaio 2026 al cinema. Buona visione!

Il consiglio extra

La nostra art director, Valentina Russello, consiglia…

Cosa può esserci dietro la motivazione di un gesto definitivo e spietato come l’omicidio? Se sei donna e vivi in un periodo storico in cui le leggi non sono scritte per salvaguardare la tua libertà e i tuoi diritti, forse l’omicidio diventa l’unica via percorribile per salvarsi.

Questo racconta Cathryn Kemp nel suo romanzo storico L’avvelenatrice di uomini (Editrice Nord), ambientato in Italia, nel Seicento, tra Palermo e Roma. Prende spunto dalla figura – tra mito e realtà – di Giulia Tofana, nota per aver fabbricato e distribuito un veleno micidiale che le donne potevano usare per liberarsi dai loro oppressori maschili.
Un punto isolato è più comprensibile di un sistema fatto di tanti punti. La riduzione a una dimensione limitata permette di scomporre il problema, di capirlo meglio e arginarlo, o rimuoverlo. Il libro parla di punti, di una moltitudine di punti che, coesi, hanno cercato con i mezzi a propria disposizione, di non farsi ridurre nell’esistenza, per ritrovare libertà e dignità all’interno di un sistema patriarcale che attraverso norme, valori, religione e tradizioni perpetua un inequivocabile dominio maschile.
In modo diverso lo ha raccontano anche Giuliana Sgrena nel libro Dio odia le donne (Il Saggiatore), un saggio che esplora la condizione delle donne nelle grandi religioni monoteiste e come queste ultime abbiano strutturalmente contribuito a una subalternità femminile sistemica.
Entrambi fanno emergere una visione della donna che per poter sopravvivere (o semplicemente vivere) è costretta a trovare soluzioni drastiche per resistere in una società dove le regole sono fatte dagli uomini. “Ribellarsi” per uscire dai ruoli imposti non è una via di fuga ma un atto dovuto per ritrovare la propria identità.

Cosa ci aspetta?

Indizio 1
Un gruppo di ecoterroristi assedia la montagna e tiene in ostaggio due ragazzi.

Indizio 2
Sette minuti per rivedere la propria vita, prima di morire.

Indizio 3
Una casa spettrale, un buio profondissimo, porte fluttuanti e fantasmi urlatori.

Indizio 4
Un vecchio castello romagnolo dove abita una fantasmina simpatica.

Indizio 5
Una spaventosa leggenda locale torna a emergere: i cavalli possono essere mannari?