Pensieri di Casa Pelledoca

La frequentazione dei classici

di Lodovica Cima

Certo che i classici hanno ancora molto da offrirci, altrimenti non sarebbero classici! Ma per frequentarli è bene avere alcune avvertenze.
Tornare a leggere i classici è un obiettivo per lettori forti. I ragazzi che sono allenati alla lettura possono arrivare ad apprezzarli anche se non hanno la conformazione narrativa della letteratura di oggi. In che cosa differiscono? L’elemento che fa la differenza per le nuove generazioni è il ritmo e la gestione delle azioni della storia. Sarebbe meraviglioso un lavoro in classe di confronto tra il ritmo e le strutture dei plot di un classico ottocentesco e un bestseller contemporaneo. Ecco perché Charles Dickens o Edgar Allan Poe o infiniti altri sono un punto d’arrivo e non un punto di partenza nei progetti di lettura.
Un romanzo come Grandi Speranze di Dickens è intramontabile, emozionante e veramente bellissimo da proporre in questi tempi in cui i ragazzi hanno paura di proiettarsi nel futuro, di fare progetti che non siano nell’immediato. Per affrontarne la lettura, però, bisogna essere attrezzati. Allenati come campioni sportivi per immergersi in quelle trecento e passa pagine e trarne il massimo vantaggio estetico letterario, emozionale e infine cognitivo. L’allenamento alla lettura si fa con la letteratura contemporanea e i linguaggi narrativi moderni. Quando poi il lettore ha acquisito l’abitudine di stare tra le pagine, di resistere alle distrazioni e di leggere sempre più “naturalmente”, allora ecco che anche una pagina lenta, ma che presenta una coloratissima descrizione da pittore impressionista (come potrebbe essere una di Henry James) verrebbe apprezzata nel profondo. Siamo ancora indietro con l’allenamento alla lettura e non vogliamo rinunciare a qualche classico? Il trucco che suggerisco è di cominciare con un genere avventuroso che coinvolgerà di più: Robert Louis Stevenson, Emilio Salgari e, perché no, Daniel Defoe!

Cosa c'è di nuovo?

In libreria

«Perfetto, eccellente, tale da poter servire come modello di un genere, di un gusto, di una maniera artistica»: questa è la definizione letteraria di classico presente nell’Enciclopedia Treccani. E proprio ai classici rimandano le tre novità della collana OcchiAperti. Ne Lo spettro del tunnel Paolo d’Altan racconta per immagini un’inquietante storia di fantasmi, scritta da Dickens; con Il cuore in guerra Sara Magnoli propone una riscrittura in chiave contemporanea del Fermo e Lucia manzoniano, un libro che ha ancora molto da dirci; Lorenzo Piccolo, invece, ha confezionato un racconto magico, ispirato direttamente alle fiabe classiche, intitolato La principessa senza pelle. Tre illustrati imperdibili, frutto di un importante lavoro di ricerca, collaborazioni con artisti di talento e grande cura dei dettagli.
In libreria dall’8 novembre insieme a Susan Duckling e il caso del gioiello rubato e Susan Duckling e il caso della farfalla scomparsa, i due nuovi episodi della serie scritta da Maddalena Schiavo, pubblicata nella collana Piccole Piume, dedicata alla giovane detective con la passione per i misteri. Intuito e metodo investigativo con un pizzico di ironia sono il giusto mix per coinvolgere i lettori dai 6 anni in su.

«Che cosa significa lo spettro?» Non ero certo, gli risposi, di aver capito bene. «Contro cosa ci mette in guardia?» continuò lui, con gli occhi fissi sul fuoco, e solo a tratti li rivolgeva a me. «Qual è il pericolo? Dov’è il pericolo? C’è un pericolo che sovrasta da qualche parte sulla ferrovia. Qualche terribile catastrofe accadrà. Non c’è da dubitarne.»
Charles Dickens

Parliamo di...

Buone notizie

«Siamo ostinati nel voler far vivere la lettura senza sbarramenti. Crediamo che la ricerca e l’accesso al sapere siano le fondamenta della libertà intellettuale e di espressione. Ci impegniamo a favorire la creazione di legami all’interno e all’esterno del quartiere. Vediamo la città di Milano ed il sapere come un bene comune e vogliamo che tutti possano goderne.»
È questo il manifesto della Biblioteca Ostinata, inaugurata nel febbraio 2023, con sede in un edificio storico del quartiere Missori in via Osti 6. Ci siamo stati qualche giorno fa e ne siamo rimasti colpiti: uno spazio caldo e luminoso, pieno di libri. Un luogo aperto a tutti che vuole porsi come nuovo punto di riferimento per i cittadini, soprattutto giovani e anziani, offrendo la possibilità di prendere volumi in prestito, leggere, studiare, stare bene.

 

Ci è piaciuto

Il Natale si avvicina… e quale momento migliore per girare fra mercatini e librerie? Da nord a sud, vi consigliamo le tappe imperdibili per appassionati lettori in cerca di regali speciali, vere chicche, edizioni rare, libri da collezione.
A Milano, senza dubbio il mercatino “Vecchi libri in piazza”, proposto ogni seconda domenica del mese in zona Duomo, e il negozio Di Mano in Mano in viale Espinasse 99. Se passate da Firenze, fermatevi in Piazza Beccaria alla bancarella “Secondo Tempo” che propone di tutto, dagli storici Gialli Mondadori ai testi di fantascienza della collana Urania. E poi fate un salto alla libreria Monteloro di Giuseppe Giannella, fornitissima di fumetti da collezione, ma non solo. Infine, se siete a Napoli, non perdetevi il mercato di Porta Alba, lo storico quartiere delle librerie, recentemente tornato alla ribalta grazie alla serie tv de L’amica geniale. Potete poi continuare lo shopping letterario alla libreria Berisio, ritrovo perfetto per fare acquisti vantaggiosi e sorseggiare un buon calice di vino, ascoltando bella musica.

Di Mano in Mano - Milano
Libreria Monteloro - Firenze
Libreria Berisio - Napoli

Due chiacchiere con...

ITALO, MON AMOUR

Intervista a Veronica Giuffré

Veronica Giuffré, creator digitale, conosciuta sul web come @icalzinispaiati, lavora nel mondo dei libri da diversi anni. È head of content di Studio Dispari (responsabile della comunicazione social di Bompiani), scrive per testate giornalistiche, si prende cura del nostro profilo Instagram e ha una grande, grandissima, passione per Italo Calvino.
In occasione del centenario della nascita dello scrittore, in esclusiva per voi lettori di INDIZI, l’abbiamo intervistata.

1- Calvino è stato uno scrittore versatile che ha sperimentato diverse tipologie narrative: romanzi, racconti, saggi, con una predisposizione naturale alla brevità. Tu quale Calvino preferisci? Com’è nato questo amore letterario?
Se c’è una ragione su tutte per cui sono grata a Italo Calvino, è che devo a lui l’essere diventata una lettrice. Il nostro primo incontro sembra inventato, ma è andata davvero così: avevo sedici anni e un mio caro amico, che aveva l’abitudine di leggermi le storie della buonanotte al telefono, una sera mi ha letto Il gorilla albino, dalla raccolta Palomar. Appena l’ho ascoltato, ho capito che era stato scritto apposta per me. Da allora non ho più smesso di amare i suoi racconti e di leggerli, anche per gli altri.

2- Oltre a essere uno degli scrittori più noti del Novecento, Calvino ha lavorato per moltissimi anni nella casa editrice Einaudi. In un’intervista del 1979 confessò: «Il massimo del tempo della mia vita l’ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei». Ci puoi svelare qualche curiosità sul Calvino editor?
I ritratti di Italo Calvino in casa editrice che preferisco sono quelli di chi ha avuto il privilegio di lavorare con lui (Giulio Bollati, Ernesto Ferrero, Natalia Ginzburg). Mi sembra di vederlo, seduto alla sua scrivania, nelle parole di Guido Davico Bonino: «Amava la pagina come una costruzione dell’architettura coerente e organica e dalla materia straordinariamente duttile e leggera. Misuratissimo negli avverbi (“togli tutti quegli affari in ‘ente’”), prediligeva l’aggettivo nitido (ma non amava se ne facesse abuso: pochi e traslucidi), e lavorava di bulino soprattutto sui verbi. Per un verbo esaustivo, che lo appagasse con la pregnanza della sua carica semantica, era capace di alzare il capo dalla scrivania, abbandonarlo all’indietro e lasciar trasparire dal volto un’infantile sazietà. Era il momento del “Lo abbiamo trovato”.»

3- Alcuni suoi titoli, come Il barone rampante e Il sentiero dei nidi di ragno, considerati ormai dei classici, sono proposti spesso dagli insegnanti ai propri studenti. Qual era il rapporto di Calvino con i suoi lettori più giovani?
Una cosa che mi colpisce di Italo Calvino – e che contraddice il luogo comune che lo vuole appollaiato su una nuvola – è la cura con cui si dedica ai suoi lettori anche da corrispondente, come testimoniano l’epistolario e il suo condensato I libri degli altri. Ho nel cuore la lettera che scrive nel 1964 in risposta a Renato e i suoi compagni della seconda media, che preferiscono leggere Il barone rampante anziché I Promessi Sposi: «Guardate però che Alessandro Manzoni, oltre a essere un autore molto più serio di me, ha scritto un libro che è bene non lasciar perdere: più lo si legge da ragazzi più farà compagnia per tutta la vita. Il barone rampante mah! non sappiamo ancora quanto resisterà.» Oggi possiamo riconoscergli di aver superato la prova del tempo.

4- Quale libro di Calvino consiglieresti ai lettori che amano le storie da Pelledoca?
Se penso ai lettori intrepidi di Pelledoca, mi vengono in mente alcune tra le mie pagine preferite di Italo Calvino: Giovannin senza paura e tutte le altre Fiabe italiane; le avventure di Pin lungo Il sentiero dei nidi di ragno; o ancora un’immersione da perdere la bussola tra Le città invisibili, Le Cosmicomiche e Se una notte d’inverno un viaggiatore.

 

Cosa ci aspetta?

Indizio 1
Come sopravvivere a uno tsunami che distrugge famiglie e spezza rapporti?

Indizio 2
La storia di una ragazza scomparsa, ricostruita come un vero e proprio dossier investigativo.

Indizio 3
Il lato oscuro del web e dei social network: quali pericoli si celano dietro lo schermo?