ISTITUTO LEOPARDI – MILANO

La figura di Agatha Christie e il racconto della sua vita per capire gli elementi base della scrittura del giallo. Sono partiti da qui i ragazzi e le ragazze delle classi seconde dell’Istituto Leopardi di Milano per scrivere le loro storie di paura.

Questi sono i racconti segnalati:

Classe 2B

Antonio Giangiulio, Lorenzo Costa, Edoardo Piccone

Era la notte di Halloween e in rue d’Oxford, nella periferia di Marsiglia si teneva la festa di compleanno del dottor Cappuccino, dove gli invitati erano tutti suoi cari amici.  Il dottor Cappuccino era un ortopedico che si vestiva con un camicione bianco ed era sempre nervoso, perché pensava che ogni volta qualcosa andasse storto nelle sue visite. Erano tutti quanti in costume. Tra i molti invitati c’erano il fattorino Nicolas Paglialonga, che lavorava per una grande catena di supermercati; era un uomo corpulento, che amava fare il suo lavoro e si faceva spesso visitare dal dottor Cappuccino per problemi di schiena visto che stava molto tempo seduto a guidare il furgoncino e a trasportare carichi pesanti; il signor Kandrava, un disoccupato molto alto e misterioso, molto diffidente quando parlava con le persone, e se c’era una cosa che proprio non faceva era parlare del suo passato, tranne il fatto che aveva fatto svariati lavori; il barista Braccialunghe, un giovane atletico e chiacchierone, molto altruista anche se ogni tanto stava con la testa fra le nuvole, era di statura media e aveva occhi verdi come l’erba; l’otorino Pocolopico, un uomo molto gentile ed efficiente, non di molte parole, era particolarmente stressato quando era sotto pressione, indossava sempre un camice bianco con la sua torcia per orecchie e i suoi occhiali tondi, era magro e con un naso a patata che gli occupava metà faccia; l’insegnante Cavadenti, basso e solare con capelli biondi e ricci, occhi azzurri; Laurent Hùndàn, un imprenditore interessante proveniente da una famiglia molto ricca, era un uomo magro, alto e snello con un viso sottile e una carnagione chiara. E molti altri.
A controllare che tutto andasse bene c’era Edward Gumball, un idraulico trentacinquenne che amava spiare i suoi vicini e le loro faccende giornaliere.  Edward faceva il suo lavoro con passione, da ragazzo smontava e rimontava i tubi del rubinetto della cucina facendo qualche allagamento. Era astuto, intelligente e svelto e sapeva risolvere ogni tipo di crimine. Aveva iniziato da poco a fare l’aiutante di uno sbirro in pensione e si vestiva sempre con una giacchetta beige, pantaloni grigi chiari e scarpe blu. Nel bel mezzo della festa ad un certo punto Nicolas bevve il suo bicchiere di birra e cadde improvvisamente a terra lasciando tutti sotto shock. Edward, come si è detto, conosceva un anziano sbirro in pensione, di nome Antoine Flic; questi aveva un’intelligenza brillante e viveva in un vecchio appartamento, insieme ai suoi due cani anziani. Antoine era un po’ incerto sul caso, ma dopo ore ad ascoltare le preghiere di Edward si decise a provare a risolverlo.
Il giorno dopo, di prima mattina, iniziò dagli interrogatori. I primi due interrogati furono l’organizzatore della festa, il dottor Cappuccino e l’ insegnante giovane, il signor Cavadenti. Il primo non disse niente di interessante tranne che la vittima aveva una moglie e un figlio e che Nicolas sembrava particolarmente turbato. Il secondo invece disse, dato che conosceva bene la moglie del morto, dove abitavano e che non conosceva molto bene Nicolas; inoltre confermò di aver visto Nicolas turbato. Antoine ed Edward si recarono immediatamente alla casa della vittima, che si trovava in un palazzo molto vecchio, in un quartiere malfamato del centro di Marsiglia. I due dissero alla moglie che erano lì per un controllo delle tubature e mentre Edward distraeva la signora Paglialonga, che era già turbata dalla morte del marito, Antoine andò a controllare la stanza di Nicolas. Nella stanza c’era un computer ancora acceso e quindi il poliziotto decise di controllarlo, notò molti file, ma ce n’erano due particolarmente interessanti, il primo era protetto da una password e l’altro trattava di uno dei presenti alla festa, Laurent Hùndàn.
Che cosa collegava Laurent e il Fattorino? Questa era la domanda che tormentava Antoine.
Prima di andare a interrogare Laurent e l’altro testimone, decisero di andare a vedere il luogo del delitto per raccogliere maggiori informazioni. Arrivati sul posto, un quartiere elegante, ben curato e situato davanti al mare, non trovarono nessuno nei dintorni. L’appartamento, che si trovava all’ultimo piano di un palazzo molto moderno, era ampio, con enormi finestre e un grande terrazzo vista mare, con una piantagione di erbe medicinali, pesche e noci.  C’era una cucina, con un tavolo di vetro e le sedie di pelle, dove erano seduti tutti gli invitati nel momento dell’omicidio. La camera da letto del dottore era un po’ meno spaziosa, ma vi si trovavano un letto, una scrivania e vari armadi. Un po’straniti dalla quantità di armadi, decisero di controllarli tutti a uno a uno, ma con loro sorpresa l’ultimo conteneva un serpentario enorme in cui c’erano alcuni serpenti velenosi e una sciarpa per terra che si distingueva dalle altre sciarpe per la sua scarsa qualità e con le iniziali “N.P.”. Accanto alla camera da letto c’era un’ enorme stanza dedicata ai giochi con un tavolo da poker e uno da biliardo.  Era già tutto preparato per iniziare la festa con giochi.
Il bagno era normale, tranne il fatto che c’erano alcune gocce di sangue sul lavandino di una colorazione più accesa e reale rispetto a quello finto usato come addobbo. C’era anche un’altra camera da letto per gli ospiti, dove avrebbe dovuto dormire Nicolas perché abitava molto lontano e non aveva la macchina; c’era poi, una piccola valigetta con i suoi documenti, i suoi vestiti e un paio di topi morti che sarebbero stati un regalino per i serpenti del dottor Cappuccino. Nel salone c’era un grande divano azzurro di pelle, un proiettore grande quanto il muro, diverse bottiglie di vino, alcolici e formaggi pregiati; inoltre c’erano ancora gli addobbi di Halloween usati per la festa. C’era anche il piatto e il bicchiere da cui Nicolas aveva bevuto la sera prima; conteneva ancora della birra. Antoine decise allora di prenderlo insieme al piatto, dove la vittima aveva mangiato ed in cui c’erano ancora delle arachidi e i suoi documenti. I due seguenti testimoni furono il barista Braccialunghe e Laurent Hùndàn; il primo era un amico di vecchia data del dottor Cappuccino e di Nicolas, facevano tutti parte della stessa squadra di calcio. Antoine gli fece una domanda molto insolita: “C’è una password che Nicolas usava di solito?”. Il barista sembrava molto stupito, ma, nonostante ciò, gli rispose che era il nome della loro squadra di calcio: “I serpentelli”.
Il signor Lorenz invece era molto calmo e rispose prontamente a tutte le domande. Si scoprì che era l’unico che conosceva tutti da molto tempo. Era molto socievole ma ultimamente stava passando un momento duro e quindi questo invito alla festa sarebbe stata un’ottima occasione per liberare la mente. Lorenz disse inoltre che c’era una cosa che sapevano solo lui e il disoccupato Kadrava, cioè che Nicolas era allergico alle arachidi. I due investigatori decisero di interrogare gli ultimi due testimoni, l’otorino Pocolopico e il disoccupato Kadrava.  L’otorino disse che conosceva poco Nicolas, anche se ogni tanto questo andava nel suo studio per fare delle visite di controllo.  L’ultimo interrogato fu il disoccupato Kadrava, che era molto spaventato e non gli piaceva parlare del suo passato, ma Antoine ed Edward riuscirono a scoprire che il disoccupato era un ex-chimico specializzato in veleni.  Questa informazione stuzzicò molto la curiosità di Antoine ed Edward che quindi decisero di andare, con il signor Kadrava, al suo vecchio laboratorio.  Trovarono ancora i resti del suo ultimo esperimento. I due chiesero all ex-chimico se conoscesse bene il signor Nicolas; alla domanda Kadrava sembrò molto triste e rispose che il signor Nicolas e lui si conoscevano dalle scuole medie, che avevano giocato insieme nella stessa squadra di calcio e che la vittima era veramente una brava persona. Antoine ed Edward chiesero a Kadrava di analizzare il piatto e il bicchiere mezzo pieno di Nicolas; nel primo notarono un paio di arachidi, ma in quantità non letali anche se Nicolas ne era allergico. Al contrario il bicchiere aveva un palese odore di cianuro e quindi non serviva neanche condurre un esperimento per capire che era morto per avvelenamento. Ora Antoine sapeva come era morto l’uomo e aveva molti indizi; l’unica cosa che mancava era un interrogatorio alla persona che conosceva Nicolas meglio di tutti quanti: sua moglie.
Arrivati a casa Paglialonga decisero che prima di interrogare la moglie era meglio controllare il file bloccato da password; inserirono il nome della squadra e ciò che trovarono fece quasi svenire l’idraulico. Il file era diviso in due parti: nella prima parte c’era una email con dei file di idee innovative che avevano fatto fare una montagna di soldi a Nicolas; il file era stato creato da Lorenz Hùndàn, che probabilmente era la persona che aveva avuto tutte le idee. Il secondo file conteneva una lettera inviata da Lorenz a Nicolas e c’era una minaccia di morte che si sarebbe concretizzata nel momento più inaspettato. Infatti, Nicolas non sapeva che alla festa ci sarebbe stato anche Lorenz.  Trovarono anche un conto bancario online dove risultavano milioni di euro spesi in feste. Antoine e Edward avevano il movente, il colpevole e il modo in cui era avvenuto l’omicidio; ora bastava collegare i punti. C’erano però ancora due domande: le macchie di sangue in bagno del Dottor Cappuccino e in che momento Lorenz era riuscito a mettere il cianuro nel bicchiere di Nicolas. Non riuscirono a interrogare la moglie perché ancora troppo sconvolta dal trauma subito. Lasciarono quindi perdere e si diressero a casa del dottor Cappuccino. Arrivati dal dottore, i due investigatori gli chiesero di spiegare come fosse trascorsa la serata, e lui spiegò come fosse successo tutto.
Quando arrivarono tutti alla festa iniziarono i giochi.  Si cominciò subito con delle partite a poker, nel salone si fermarono solo il signore travestito da Yeti e l’otorino Pocolopico che si fermò a cercare di capire chi ci fosse sotto il costume da Yeti.  L’otorino raggiunse gli altri dopo poco tempo, mentre Lorenz si fermò un paio di minuti in più dicendo che stava prendendo degli stuzzichini. Dopo aver finito le partite alcuni andarono nella camera da letto, perché il dottor Cappuccino voleva mostrare la sua collezione di serpenti, mentre altri uscirono sul grande terrazzo a prendere aria e parlare. Questo è tutto quello che disse il dottor Cappuccino anche se un po’ insicuro su alcuni dettagli. Dopo aver sentito il dottore, Antoine ed Edward corsero subito da Lorenz.  La strada sembrava infinita.  Antoine pensava solo al momento in cui sarebbe tornato a casa perché i suoi cani erano soli dalla mattina presto.  Stranamente Edward era molto serio e preso dal momento catartico.  Arrivati da Lorenz e senza aspettare un secondo lo buttarono per terra e lo ammanettarono.  Dopo lo shock iniziale Lorenz non esitò a dire tutto sull’omicidio da lui compiuto. Escogitò tre soluzione che avrebbero creato molte difficoltà ad Antoine la prima era quella di travestirsi da yeti, perché Lorenz aveva detto che si sarebbe vestito da vampiro, così tutti i partecipanti si sarebbero chiesti chi fosse veramente. La seconda era quella delle noccioline: solo gli amici più stretti di Nicolas sapevano della sua allergia.  La terza era la macchia di sangue, Lorenz aveva preso un coltello e si era procurato un taglio alla gamba per rallentare le ricerche, ma questo fu anche il suo più grande errore perché con una gamba fasciata era impossibile scappare da Antoine. Dopo aver escogitato queste tre soluzioni si mise a far serata con tutti gli altri. Prima che la serata finisse Lorenz offrì una birra a Nicolas e prima di dargliela ci verso il cianuro, buttando subito la bottiglietta perché non fosse riconoscibile la modalità dell’uccisione. In seguito ci fu un processo per incarcerare Lorenz, ma nonostante avesse ammesso le sue colpe, provò a difendersi dicendo che Nicolas gli aveva rubato delle idee imprenditoriali, ma non ebbe successo perché Nicolas aveva già speso tutti i soldi in feste. Anche il signor Cavadenti fece causa al signor Cappuccino poiché l’omicidio era avvenuto in casa sua, ma questo non bastò e il dottore uscì completamente pulito; nonostante ciò il dottore decise di mollare la sua carriera da medico per vivere in pace dato lo shock subito. Da quel momento a Marsiglia le cose tornarono nella norma.  Antoine tornò dai suoi cani, Edward fu soddisfatto di aver risolto il caso e si iscrisse a una scuola di polizia, con tutto il supporto di Antoine. Il barista decise di aprire un bar tutto suo che ebbe molto successo. Infine il disoccupato riscoprì la passione per la chimica e decise di lavorare in polizia nel reparto analisi.

Classe 2A

Lavinia Albrizio, Camilla Bernardez ed Elia Landolfi.

Capitolo 1

Nevio Stick

 Era una sera buia e piovosa, non si scorgeva neanche la Luna, quando un uomo di mezza età con un impermeabile scuro uscì dalla caserma di polizia, attraversò Piccadilly Circus, passò di fronte al St.Martin Theatre e con passo spedito attraversò vicoli e ponti fino ad arrivare al Luxory Residence, dove alloggiava. Aprì i grandi e scuri cancelli del giardino e si diresse verso l’entrata spinse la porta del Residence e si scrollò l’acqua di dosso: l’investigatore Nevio Stick si sedette pesantemente sulla sua poltrona in pelle. Nevio era un uomo di 57 anni, molto alto dai capelli neri, occhi azzurri e carnagione molto chiara. Era nato in America ma viveva e lavorava a Londra da un po’ di anni. La sua postura era eretta, trasmetteva ad ogni passo sicurezza e personalità, nonostante si avvalesse dell’ausilio di un supporto, cioè un bastone che agitava continuamente e con disinvoltura. In una delle sue prime esperienze investigative, inseguendo un presunto assassino, si era rotto la gamba scivolando da un dirupo. Il suo abbigliamento era ovviamente impeccabile, indossava sempre una camicia che variava dal bianco al nero e alle diverse tonalità del blu. Abbinava sempre giacca e pantaloni che portava con un’eleganza esemplare e completava il tutto con calzini e scarpe tono su tono; impermeabile tassativamente nero, che vestiva con uno stile unico. Portava con sé sempre una valigetta nera di pelle, all’interno della quale aveva: taccuino, penne, lente di ingrandimento, guanti in lattice…insomma tutto ciò che poteva servire ad un detective! Nevio era un uomo molto presuntuoso, insomma voleva avere sempre ragione. Era molto ordinato.. ma nel suo ordine non trovava mai niente! Solo grazie al suo valido governante Alexander, riusciva poi a reperire ciò che cercava.
“Tè o caffè?” chiese Alexander, “Tè, grazie” rispose Nevio e, così dicendo, sistemò la tazzina al centro del vassoio e poi lo bevve. Fece una pausa e disse: “Sai Alexander, anche se vivo a Londra, le mie origini sono americane” e lui rispose: “Si, lo so signore, lo ripete alle 17:00 di ogni pomeriggio dopo aver bevuto il tè e sistemato, accuratamente, la tazzina e il cucchiaino sul vassoio”.

Capitolo   2

St. Martin’ s theatre

La mattina seguente pioveva, ancora, anzi…di-lu-via-va. Nevio scese al pianterreno e, dato che le sue stanze erano al primo piano, la mattina, ancora un po’ addormentato, rischiava sempre di cadere dalle scale. Arrivò in cucina dove trovò Alexander ai fornelli che cucinava il bacon e le uova. Non si accorse neanche dell’arrivo di Nevio, stava ballando mentre cucinava e la musica si poteva sentire fino oltre Manica!
Nevio chiamò: “Alexander…. Alexander… Aleeeeeeeeex!!!”, ma quello non rispose. Scocciato si avvicinò e, prendendolo per le spalle, lo strattonò. Sbraitando, Nevio disse: “Aleeeex, ma ti sembra il caso di mettere questa musicaaa?” Alexander preso alla sprovvista rispose: “Mah, …veramente, … io…” e di nuovo Nevio con voce prepotente disse: “Lo sai che la musica non fa per me!”
In quel momento Alex tirò fuori due biglietti per assistere alle prove di un opera teatrale e disse: “Questi sono i  biglietti per assistere alle prove di un opera di cui è regista mio fratello Patrick. Spero che, dopo che avrà visto questo spettacolo, inizierà ad apprezzare un po’ di più la musica!” Nevio finì in silenzio la sua colazione e poi esclamò: “Va bene Alexander… mi hai convinto. Andiamo a teatro!”
Alex non se lo fece ripetere una seconda volta e gli consegnò il bastone da passeggio, l’impermeabile e la valigetta. Nevio e Alex si incamminarono verso il St. Martin’s theatre, lungo il marciapiede l’investigatore chiacchierò per tutta la strada sventolando come al solito il bastone qua e là, e per poco non lo diede in testa anche ad Alex!
Alexander era un uomo di 45 anni, alto circa 1,60 m, occhi castani, viso rotondo e capelli corti e castano chiaro ed era sempre in ordine. Indossava la sua divisa da governante: camicia bianca, cravatta nera, gilet grigio, giacca, pantaloni e scarpe nere, completava il tutto con guanti bianchi che indossava sempre quando era in servizio ma quando Nevio non era a casa, li toglieva, in quanto, lavorando, aveva sempre molto caldo alle mani. Era molto rispettoso, ammirava e apprezzava tantissimo Nevio e il suo lavoro di investigatore. La sua formazione professionale gli aveva consentito di lavorare in diverse famiglie benestanti londinesi, gli aveva dato la possibilità di sviluppare la sua esperienza nella gestione della casa e nel coordinamento del personale domestico. Conobbe Nevio tramite una sua vecchia conoscenza e subito si era affezionato all’investigatore e alla sua casa. Si occupava di tutto ciò che era necessario  e, talvolta, prendeva parte alle varie indagini di Nevio, affiancandolo e aiutandolo con le sue astute intuizioni. In conclusione: perfezionista nel lavoro, ma, nella vita privata, un uomo molto sbadato.

Capitolo 3

L’omicidio

La coppia arrivò a teatro ed Alex disse: “Vede signore, qui comanda mio fratello Patrick. Impartisce ordini a tutti, nessuno escluso!” e così dicendo raggiunsero la platea. Sul palco vi erano alcuni attori e, seduto su una sedia da regista, un omino che urlava a un megafono con una foga indescrivibile. Indossava una maglietta a righe bianca e nera, occhiali scuri nonostante la stagione invernale e il fatto che fosse in un teatro, ed infine un dettaglio che lo caratterizzava…portava un tipico copricapo, il basco di cui andava molto fiero. Appena Patrick si accorse dell’arrivo dei due ospiti urlò precipitosamente nel megafono: “Pausaaaa!!! Si riprenderà tra esattamente venti minuti…non un minuto di più!”
Gli attori, seguendo gli ordini dati, scesero dal palcoscenico e sparirono dietro le quinte. Patrick si alzò di scatto e andò a salutare il fratello Alex e Nevio: “Ciao ragazzi come state? Allora avete accettato il mio invito! Ne sono felice! Come vi sembra il mio teatro? Non é meraviglioso?” Nevio rispose: “Molto bello! Tutto in legno, che meraviglia… e che acustica! Secondo me solo quel lampadario laggiù è fuori luogo, così ingombrante…insomma secondo me va spostato! Volete un consiglio?” disse lisciandosi i baffi. Ma i due fratelli non lo stavano più ascoltando, parlavano di testi teatrali, sipari e scenografie. Alex chiese a Patrick: “Pat, possiamo vedere lo spettacolo dall’inizio?” Patrick annuì e si andò a sedere sulla sua sedia da regista. Prima di dare il via alle prove generali, Patrick si girò verso l’investigatore e disse: “Amico mio, qui non le servirà la sua astuzia e la sua precisione, non ci sono casi da risolvere o enigmi, perciò si rilassi e si goda lo spettacolo.” Il regista urlò nel megafono: “Ragazziiii!! Spicciatevi a salire sul palco. Si riparte dalla scena prima!”
Tutto andò liscio come l’olio! Le scene scorsero veloci e coinvolgenti, gli attori furono insuperabili… davvero bravi! Durante l’intervallo gli attori si ritirarono nei loro camerini, Alex andò in bagno e Patrick corse a prendere un’oggetto di scena con un meccanismo da lui ideato e che voleva far vedere a Nevio a tutti i costi. E Nevio?…beh possiamo dedurlo no? Era sul palco a sistemare in ordine di grandezza gli oggetti, da perfezionista qual era…
Ad un certo punto si udì un urlo straziante provenire da dietro le quinte. Nevio si precipitò dietro le quinte, aprì la porta dello sgabuzzino e trovò il corpo di Patrick appeso ad una corda che pendeva dal soffitto. La sua testa era flaccida, le braccia a penzoloni, il colorito cereo e i suoi occhi ormai vitrei guardavano lontano, guardavano lui, e non più una scena teatrale. Dietro di lui arrivarono uno a uno tutti gli attori e infine Alex. Patrick si era impiccato o era stato impiccato?
Nevio girandosi vide tutti i volti sconvolti degli attori e soprattutto quello di Alex. Li accompagnò tutti in un camerino e li fece sedere, chiuse personalmente tutte le porte che portavano all’uscita dal teatro dicendo: “Nessuno si muova da qui! Abbiamo trovato il regista impiccato nello sgabuzzino. Il caso di Patrick è molto complesso: si è ucciso oppure è stato ucciso da qualcuno? Rimarrete qui finché non avrò risolto il caso. Alex tu mi assisterai nelle indagini. Passami la valigetta! …Dove diavolo ho messo il taccuino! Oh eccolo finalmente! …Devo prendere appunti.”

 Capitolo 4

Le indagini

Nevio fece subito il punto della situazione: “Dunque Alex, noi sappiamo che Patrick è morto intorno alle 10:30 dato che il suo orologio si è fermato, probabilmente a causa di tutti i colpi che ha subito: vedi i segni su tutto il corpo? Per questo penso sia stato ucciso. Dopo averlo colpito ripetutamente è stato impiccato … una morte non facile da attuare. Tutto ciò è successo mentre io ero sul palcoscenico, tu eri in bagno e i sette attori erano nei loro camerini. Ora Alex arriva il bello… partiamo con gli interrogatori”Interrogarono per prima la signorina Lucy: “Buona sera, può rispondere a queste brevi domande?” e lei rispose: “Certo non ho intenzione di trascorrere qui tutta la notte!”. L’investigatore le chiese: “Mi può dire quanti anni ha gentilmente? A che ora ha sentito l’urlo e dove si trovava? Ha visto qualcun altro?” Lucy rispose: “Ho vent’anni e circa verso le 10:30 ho sentito un urlo, ho visto anche un altro attore, Doyle, uscire dalla sua stanza e insieme ci siamo recati qui, siamo arrivati subito dopo di lei e abbiamo trovato una scena raccapricciante!”“Grazie” concluse Nevio. “Se mi posso permettere signorina, vorrei chiederle un’ ultima domanda… Come mai ha deciso di prendere parte a questo spettacolo?” “Ho deciso perché lo ritenevo interessante e poi ho sempre sognato di fare l’attrice.” “Un’ultima domanda anche se un poco sconveniente per una signorina… quanto è alta?” Aggiunse con un poco di imbarazzo l’investigatore. “Non faccio misteri sulla mia altezza, come si può notare sono piuttosto bassa, sono alta solo 1,44 m!” rispose Lucy con naturalezza. “Grazie signorina Lucy si accomodi.” “Mi raccomando sig. Nevio, risolva presto il caso, non ho intenzione di trascorrere un minuto di più qua dentro!”
Allora l’investigatore prese appunti sul suo taccuino e proseguì le indagini interrogando tutti i presenti. Sul taccuino Nevio scrisse tutte le sue osservazioni su ciascuna persona presente nel teatro:
Patrick: anni 40, fratello di Alex, trovato impiccato, ora del decesso 10:30 circa, presenza di numerosi segni su tutto il corpo probabilmente da colpi inferito.
La signorina Lucy: attrice, 20 anni. Alle 10:30 ha sentito un urlo, uscendo dal proprio camerino ha visto Doyle uscire dal proprio ed insieme a lui si è recata dietro le quinte verso lo sgabuzzino.
Doyle: attore di 30 anni alla stessa ora lui stava passeggiando tra i camerini e ha visto la signorina Lucy uscire e insieme hanno raggiunto il luogo del delitto.
Tomas: attore, anziano e claudicante, a detta degli altri non farebbe mai male ad una mosca, era andato a prendere un liquore nel suo camerino e per ultimo è giunto sul luogo del delitto insieme al Colonnello James: colonnello in pensione, dedito al teatro, era nel suo camerino chiuso a chiave che schiacciava un riposino al momento del fatto, sentendo l’urlo si è svegliato di soprassalto ed è uscito incontrando Tomas. insieme hanno raggiunto lo sgabuzzino.
Lilly e Rosy: anziane sorelle…anzi gemelle, non sono attrici di professione ma hanno partecipato alla realizzazione dello spettacolo. Erano rimaste sedute in camerino e siccome erano un po’ sorde non avevano sentito l’urlo. Ultime ad arrivare pensando si riprendesse la seconda parte dello spettacolo.
Roy: attore, 30 anni, aveva aiutato Patrick nelle scenografie. Si trovava nel suo camerino e appena sentì l’urlo si precipitò giù dalle scale ma vedendo le anziane signore si dovette fermare ad aiutarle.

Capitolo 5

La soluzione

Nevio finì gli interrogatori ed esultando disse ad Alex: “Caro, so chi ha ucciso Patrick! Ho capito il movente e il suo alibi. Sono io il più intelligente ed acuto investigatore di Londra, anzi ancora meglio, di tutto il mondo!” Diede una pacca alla spalla di Alex e lo abbracciò calorosamente. A questo punto Nevio radunò nuovamente tutti gli attori e li fece sedere: “Per un pomeriggio intero siamo rimasti qui insieme, e dopo aver raccolto tutte le vostre testimonianza, finalmente ho trovato la soluzione!” Nevio proseguì e tutti pendevano dalle sue labbra: “Appena abbiamo sentito l’urlo vi ho convocati qui per vedere chi mancava all’appello e ho visto che mancava Alex. Arrivati sul posto abbiamo tutti visto il corpo di Patrick attaccato a una fune. Quando ho analizzato il corpo ho visto parecchi lividi, quindi Patrick ha subito dei colpi prima di esser stato trascinato sulla sedia e …” lo interruppe Lucy dicendo: “Investigatore non potrebbe trattarsi di un suicidio?” e lui rispose: “Giusta osservazione Lucy ma perché si sarebbe suicidato?” “Beh, magari perché era un uomo triste, pieno di angosce ed ansie”, rispose la signorina Lucy. Nevio aggiunse: “Potrebbe essere come dice lei signorina Lucy ma le prove dimostrano che il povero Patrick è stato ucciso: quando voi tutti ve ne siete andati, ho provato a mettere sotto il corpo di Patrick la sedia e ho visto che i suoi piedi non la raggiungevano, per cui ho intuito che la corda fosse arrotolata intorno ad una carrucola e che qualcuno avesse dovuto semplicemente tirare la corda e aspettare che la vittima morisse. Questo dettaglio mi permette di escludere che si sia trattato di suicidio.”
Nevio dopo una breve pausa e con un sorriso tirato aggiunse: “E poi ho trovato anche un fazzoletto con la scritta Lucy ricamata sopra. Così ho pensato che lei signorina Lucy avrebbe potuto uccidere Patrick!” Tutti si girarono all’improvviso verso la povera signorina Lucy che impallidì. L’investigatore proseguì: “Dobbiamo tener conto però che sollevare un uomo e prima ancora colpirlo così brutalmente è quasi impossibile per una donna della sua corporatura.” La signorina Lucy confessò davanti a tutti che lei aveva una cotta per Patrick e che aveva regalato quel fazzoletto profumato la sera precedente come segno del suo amore. La tasca dei pantaloni di Patrick profumava in effetti di rosa e garofano così come la borsetta che lo aveva custodito della signorina Lucy. Nevio proseguì: “Se avete notato quando io ho abbracciato Alex dicendo che avevo risolto il caso, ho annusato il taschino della sua giacca e ho scoperto che anche quello profumava di … rosa e garofano. Così ho collegato che Alex avrebbe potuto rubare il fazzoletto dalla tasca di suo fratello quando si sono visti all’inizio dello spettacolo e al momento dell’omicidio avrebbe potuto lasciarlo cadere per terra, vicino al corpo. Per depistare le indagini e far ricadere la colpa sulla povera signorina Lucy.”
L’investigatore alzando il tono della voce sentenziò: “Quindi l’assassino è Alexander!” Lui sobbalzò urlando: “Nevio… come può accusarmi di aver ucciso mio fratello maggiore? Che motivi avevo? E poi quella del fazzoletto non mi sembra una prova inconfutabile!” Tutti avevano gli occhi fissi ora su Alex e poi su Nevio. Alla fine quest’ultimo parlò: “Giusto! Mi sembra giusto! La prova del fazzoletto non è sufficiente per ritenerti colpevole… ma forse questa si!”
Tutti cercarono di capire che cosa fosse, James esclamò: “Non mi dica! Una lettera? Qualcuno lo minacciava?” Nevio rispose con una specie di ghigno: “Esatto! Trovata nella tasca interna della giacca di Patrick! E indovinate… inizia proprio con: “Caro Pat…” e in questo teatro, chi chiamava Patrick con il diminutivo Pat? Solo tu Alex!” Alexander cercava di trovare scuse ma la voce dell’investigatore era troppo potente: “In questa lettera c’è scritto tutto! Ma ve ne leggerò solo una parte: “Caro Pat, fratello, primogenito, hai avuto sempre tutto, quando è morto nostro padre lui ti ha lasciato ogni cosa, compreso il teatro, ed è qui dove morirai! La tua fidanzata Lucy verrà incolpata e sarà condannata all’ergastolo. Vendetta sarà fatta! Un consiglio… scappa da Londra.. lascia a me tutta l’eredità fratellino mio, altrimenti prima o poi troverò il modo di farti fuori.” Nevio aggiunse anche: “Questa lettera porta la data di 2 mesi fa, chissà da quanto tempo tu, caro Alex, minacciavi il tuo povero fratello Patrick! Dopo aver letto la lettera tutti rimasero a bocca aperta. Nevio riprese a parlare: “Quindi Alex direi che sei tu il colpevole!” Alex rispose: “Se sei l’investigatore più bravo del mondo, quale sarebbe il mio alibi?”
“Semplice no?” rispose lui “Tu sei venuto a teatro accompagnato da me, il più grande investigatore, quindi nessuno poteva sospettare che l’assassino saresti stato proprio tu. Io ero il tuo alibi perfetto!” Lui annuì. Intanto Lilly aveva già il telefono in mano, stava chiamando la polizia, e dopo pochi minuti arrivarono due poliziotti che arrestarono Alexander e lo portarono via. Gli attori a mano a mano ringraziarono l’investigatore e se ne andarono via molto tristi. Nevio rimase solo a teatro e, fra sé e sé, disse: “Mi sarebbe piaciuto vedere l’opera e chissà magari appassionarmi a qualche musica!”

Fine

Sapete che fine ha fatto Nevio?

Il giorno dopo verso le ore 17:00 si incamminò lungo via Bakery Street ed entrò nel primo cafè. Ordinò il suo tè, e lesse il giornale. In prima pagina, scritto a caratteri cubitali il titolo “Omicidio a teatro”. Sorrise tra sé e sé. Che titolo ad effetto! Gli dispiacque per il suo governante nonché aiutante brillante in innumerevoli indagini.. Lo aveva aiutato sempre nella vita … ma alla fine la vita aveva riservato loro un finale amaro.