Progetto vincitore del concorso “Laboratorio di scrittura di Thriller” con gli autori Chiara Cacco e Alessandro Pasquinucci realizzato in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Enrico Fermi” di Prato, con il coordinamento della professoressa Gilda Polimeni.
I ragazzi e le ragazze hanno lavorato sulla scrittura di un racconto breve, prima progettando una storia e poi con una prova di scrittura. Questo è il racconto scelto per la pubblicazione.

RUBINO
di Angelica Bruno, classe 3G.
Professoressa referente: Patrizia Pistolesi.
PREMESSA
Rubino, una ragazza di diciotto anni, ha due grandi scopi nella vita: scoprire qualcosa di più sulla propria famiglia e aiutare i civili, recuperando alcune delle opere d’arte e degli oggetti antichi più preziosi al mondo, rubati dalla SLFIF, la “Super-Ladri-Specializzati-in-Furto”, per puro divertimento e per arricchirsi.
Uno dei suoi principali obiettivi è impossessarsi di un dispositivo custodito all’interno di una busta nella biblioteca della SLFIF, sul quale sono registrati tutti i colpi futuri dell’organizzazione. Per Rubino, però, tornare nella grande struttura è molto difficile, perché significa rivivere ciò che ha affrontato quando era bambina.
Durante l’impresa incontra Storm, un ragazzo di due anni più grande di lei, che aveva già conosciuto all’interno dell’agenzia e del quale non sa se può davvero fidarsi. Dopo un litigio, i due vengono scoperti dagli uomini della SLFIF e rinchiusi insieme in uno stanzino. Per salvarsi, dovranno collaborare e riuscire a sbloccare l’uscita entro venti minuti, prima che la stanza si riempia d’acqua e li faccia annegare.
Rubino e Storm riescono a fuggire, affrontano le guardie che li attendono all’esterno, recuperano il dispositivo e scappano dalla base della SLFIF.
SVILUPPO
I due si dirigono verso Miami, alla ricerca di un luogo sicuro nel quale rifugiarsi per qualche tempo. Durante il viaggio, Storm cerca più volte di conversare con Rubino, senza però ottenere alcun risultato.
Una volta arrivati in città, spediscono il dispositivo rubato da Rubino attraverso una semplice cassetta postale. Nella lettera di accompagnamento, Rubino spiega a Storm che, al di sotto della sede della SLFIF, si trova il quartier generale di Hacker: il luogo nel quale il ragazzo trascorre il tempo giocando ai videogiochi e aiutandola durante le missioni.
Poiché sarà necessario circa un giorno per scaricare tutti i dati contenuti nel dispositivo, i due protagonisti decidono di fermarsi in un motel. Tutte le stanze sono occupate, tranne una camera con un solo letto. Rubino e Storm finiscono quindi per litigare su chi avrà l’onore di non dormire sul pavimento.
Dopo essersi sistemati nella stanza, ordinano del cibo e iniziano finalmente a parlare. Storm, molto curioso, chiede a Rubino come abbia conosciuto Hacker e le fa alcune domande sulla sua famiglia. Sebbene con fatica, la ragazza riesce a rispondere, ma quando la conversazione tocca l’argomento dei suoi genitori diventa misteriosa e non racconta la verità: Rubino, infatti, non sa nulla di loro.
Nel tentativo di cambiare argomento e di non mostrare il proprio punto debole, chiede a Storm da dove venga e come abbia conosciuto la SLFIF. Il ragazzo, pur non volendo approfondire il tema della propria famiglia, decide di rispondere e mente, raccontando che i suoi genitori sono morti quando lui aveva quindici anni. In realtà, entrambi fanno parte dell’organizzazione. Rubino lo scoprirà in seguito proprio dalla madre di Storm, che le rivelerà anche il vero nome del ragazzo: Rayan.
Il giorno successivo, dopo aver analizzato tutti i file contenuti nel dispositivo, Rubino e Storm si dirigono verso Madrid, dove dovranno impedire il furto della Guernica di Picasso. Durante il viaggio in aereo, discutono del piano: entrare nel museo prima dei ladri, sottrarre il quadro e sostituirlo con una copia falsa. Nonostante la missione, i due trovano anche il tempo di parlare del cibo tipico che vorrebbero assaggiare una volta arrivati in città.
Madrid sarà soltanto una delle numerose tappe indicate nella lista. In ogni luogo, Rubino e Storm dovranno impedire un nuovo furto, affrontando ladri dotati di caratteristiche e abilità differenti e sfruttando, a loro volta, i propri punti di forza.
Nel corso delle missioni incontrano Digitalis, una ragazza che Rubino conosce molto bene: quando faceva ancora parte della SLFIF, Digitalis era la sua migliore amica. La giovane interviene per aiutarli durante una scena d’azione e si presenta a Storm. Il ragazzo decide di fidarsi subito di lei, al contrario di Rubino, che rimane diffidente. Con il passare del tempo, però, Rubino e Digitalis sembrano riavvicinarsi e la protagonista, convinta di aver recuperato almeno in parte la fiducia perduta, comincia a sentirsi più tranquilla.
Al gruppo si aggiunge anche Oleandro, cugino di Digitalis ed ex migliore amico di Storm. Oleandro non accetta che Storm sia così vicino a Rubino e sembra intenzionato a conquistarla.
La SLFIF mette i due protagonisti sempre più in difficoltà. Durante una delle missioni, l’organizzazione riesce a separarli grazie all’aiuto di Digitalis e Oleandro, impedendo loro di difendersi a vicenda. Rubino viene catturata.
Dopo aver perso i sensi, la ragazza si risveglia in una stanza buia e completamente vuota, simile a una sala per interrogatori. Non riesce a capire dove si trovi. Poco dopo, sente una voce leggera e femminile e vede Digitalis entrare dalla porta, seguita da Oleandro.
Digitalis appare sbalordita nel vedere Rubino e le chiede immediatamente se stia bene. Poi corre dietro di lei per sciogliere i nodi che la tengono legata. Rubino, però, si accorge che l’amica sta impiegando troppo tempo. In realtà, Digitalis non la sta liberando: sta stringendo ancora di più le corde, aumentando il dolore.
Oleandro comincia a ridere insieme a lei. Rubino, senza comprendere il motivo del loro comportamento, fa notare a Digitalis che le sta facendo male. La ragazza risponde che è esattamente ciò che vuole.
Digitalis le confessa di essersi sempre sentita piccola, inferiore ed esclusa. Era invidiosa di Rubino, della sua agilità e del modo in cui tutti continuavano a richiamarla nella SLFIF, considerandola la migliore. Rubino, inoltre, aveva trovato amici come Storm e Hacker, mentre Digitalis si era sentita abbandonata.
In seguito, Rubino rimane sola con Oleandro. Il ragazzo tenta di convincerla a rientrare nell’agenzia, usando il proprio fascino, le lusinghe e le bugie. Questa volta, però, Rubino non si lascia ingannare.
Nel frattempo, Storm cerca di salvarla il prima possibile, perché sente che Rubino è in pericolo e teme che possano farle del male. È furioso e addolorato, sia per averla incoraggiata a fidarsi nuovamente di Digitalis, sia per non essere riuscito a proteggerla da Oleandro. Per raggiungerla, dovrà affrontare e superare diverse prove d’azione.
Dopo questa disavventura, Rubino e Storm riescono a trovare alcuni piccoli indizi che li conducono verso la scoperta dell’identità del capo dell’agenzia. Per la prima volta, sembrano avere la possibilità di fermare definitivamente la SLFIF.
FINE
Durante l’ultima tappa, Rubino e Storm tornano nella base del nemico. Sul tetto della struttura, una figura mascherata sta per gettare Storm nel vuoto. La persona nascosta dietro la maschera è il boss della SLFIF, conosciuto come il Burattinaio.
Il Burattinaio si rivela essere il padre di Rubino. Quando la chiama con il suo vero nome, Audrey Hayes, la ragazza rimane spaesata, come se il tempo si fosse improvvisamente fermato.
L’uomo le spiega perché abbia costruito quell’enorme rete di furti e denaro. La polizia aveva ucciso sua moglie, Pearl, e lui aveva deciso di portare avanti il passatempo che condividevano, nel tentativo di ricordare i momenti felici trascorsi con lei.
Tra Rubino e suo padre nasce un duro scontro. Al termine della lite, il Burattinaio getta Storm dal tetto della costruzione. Rubino si precipita verso il bordo e tenta di salvarlo usando il proprio rampino, che riesce ad agganciarsi a qualcosa. Il padre, però, cerca di impedirle di tirarlo su, bloccandole un piede.
Dopo averla trascinata lontano dal bordo, il Burattinaio prova ancora una volta a convincerla a entrare nella SLFIF e a lavorare al suo fianco. Quando Rubino rifiuta, l’uomo la minaccia, dicendole che farà la stessa fine del suo amichetto.
All’improvviso, dal bordo del tetto si alza una voce ferma e priva di paura. Storm riappare e affronta il Burattinaio. Durante la lotta, riesce a ferirlo gravemente e infine a immobilizzarlo, legandolo.
Subito dopo si preoccupa per Rubino. Le sposta i capelli lunghi e scomposti dietro un orecchio, mentre lei lo guarda come se fosse l’unica cosa che conti davvero, il centro intorno al quale ruota tutto il resto. Rubino comprende di provare qualcosa per lui, forse fin dal momento in cui si sono conosciuti. Non lo bacia, però, perché teme che Storm non condivida i suoi stessi sentimenti.
I due si concedono un unico momento di intimità: si abbracciano forte, ancorandosi l’uno all’altra, mentre Rubino lascia scivolare qualche lacrima.
Infine, la ragazza torna verso suo padre e, colma di disprezzo, lo getta dal palazzo.
Resta da scoprire se, in un prossimo libro, potrà nascere qualcosa tra Rubino e Storm e quale sarà il destino della SLFIF. L’agenzia continuerà a esistere? Rubino potrà ricominciare ad andare a scuola e costruirsi una vita normale, con un lavoro stabile?
PROVA DI SCRITTURA
«Salve a tutti, mi chiamo Rubino. Pensate che io possa essere una ladra o un’eroina ancora sconosciuta al mondo? Questo toccherà a voi deciderlo… Il messaggio si autodistruggerà in dieci secondi! Tic, tac: il tempo scorre.»
Questa è stata la mia presentazione alla polizia dopo essere riuscita a riportare ad Amsterdam *La notte stellata*, anche se per poco i poliziotti non mi hanno arrestata. Sono riuscita a scappare e, aggiungerei, anche con stile.
Non giudicatemi, ero alle prime armi!
Ora, a diciotto anni, sono più esperta che mai. Potrei dire di essere molto più efficiente della polizia nel risolvere i casi di opere d’arte scomparse nel nulla. Gli sbirri non sanno nemmeno chi hanno davanti. Io starei anche dalla loro parte, ma come fai a spiegare loro qualcosa se ti inseguono da almeno un anno, senza nemmeno provare ad avere una conversazione civile?
È come parlare a dei sordomuti.
Non mi sembra di aver mai fatto del male a qualcuno per meritarmi questo. Anzi.
Ah.
Forse quella volta che ho rubato… Al solo pensiero mi viene da vomitare. Non me lo perdonerò mai.
Vabbè, lasciamo perdere. Devo concentrarmi.
Sento il mio orecchio vibrare. È l’aggeggio che mi aveva dato Hacker. Lo accendo e una voce maschile inizia a parlare.
«Rubino, mi ricevi? Mi stai ascoltando o stai facendo di testa tua?»
La solita voce da ramanzina.
«Sì, sì, ti ascolto, Hacker. Sai, sono un po’ impegnata», rispondo sdegnata, mentre cerco di allacciarmi una corda intorno alla vita.
«Bene. La missione consiste nel recuperare alcuni dati molto preziosi della SLSIF. Cercherò di disattivare gli allarmi e le videocamere, mentre tu dovrai essere fugace come sempre. Ti avviserò attraverso una piccola scossa elettrica. Cerca di recuperarli il prima possibile, così conosceremo i prossimi colpi senza doverli intercettare all’ultimo minuto. Buona fortuna, Rubino.»
Alzo gli occhi al cielo. Sarà la centesima volta che mi ripete il piano.
Appena finisco di sistemare le imbracature essenziali, aggancio immediatamente la parte superiore del rampino a un palo, cercando di incastrarla bene, in modo che non possa staccarsi. Le altezze non mi piacciono molto, a dire la verità, ma questa operazione è fondamentale per la riuscita dell’impresa.
Mi calo dal tetto, sentendo le mani scivolose per il sudore e l’ansia che mi assale. Continuo a ripetermi che andrà tutto bene, ma ho uno strano presentimento, come se qualcuno mi stesse già osservando.
Cerco di guardare verso il basso il meno possibile, per non aumentare il terrore che già provo. Quando meno me l’aspetto, il mio piede tocca una superficie abbastanza argillosa.
Lascio uscire un sospiro. Finalmente sono a terra.
Mi slego la corda, alzo la testa e noto due videocamere accanto a me, ma questo me lo aspettavo già. Non danno alcun segno di movimento, quindi devono essere state disattivate. Hacker, però, non mi ha avvertita.
Ah, meno male che sarei io quella che si dimentica sempre tutto.
«Nuovo record! Questo devo segnarmelo: le ho disattivate venti secondi prima che tu mettessi piede a terra.»
«Okay, Hacker, complimenti. Vuoi degli applausi? Avresti anche potuto avvisarmi quando le hai bloccate.»
Mi guardo a destra e a sinistra per accertarmi che non ci sia nessuno, poi entro nella grandissima struttura senza fare il minimo rumore.
«Ops, sarà per la prossima volta. Ora devi entrare nella biblioteca.»
«So già dove si trova, Hacker. Non c’è bisogno che tu me lo dica.»
Lui non ribatte nemmeno.
Mi sa che ho un po’ esagerato, ma dopotutto sa che gli voglio bene. Sa anche che il pensiero di essere stata qui per così tanto tempo, quando ero ancora molto piccola, mi fa venire i brividi.
Se non sbaglio, la biblioteca si trova dietro l’angolo della mensa. Continuo a percorrere il lunghissimo corridoio, che sembra non finire mai. Intorno a me non sento volare una mosca. Sembrerebbe che ci sia soltanto io, ma è impossibile che non ci siano delle guardie.
Probabilmente la maggior parte di loro si trova fuori dalla biblioteca e vicino ai dormitori, per controllare che nessuno faccia nulla di avventato.
Qui dentro sono tutti alleati, in un certo senso, perché hanno una cosa in comune: possedere il lusso e ottenerne sempre di più, rubando oggetti inestimabili. Ma è proprio per questo che non dovrebbero fidarsi gli uni degli altri.
Chiunque riuscisse a mettere le mani su quei dati potrebbe diventare ricco nel giro di pochi mesi. Al loro interno ci sono le mappe degli edifici, le informazioni sul funzionamento degli allarmi e la posizione delle videocamere dei musei o dei luoghi famosi nei quali la SLSIF vorrebbe mettere a segno un colpo quest’anno.
Noi cercheremo di impedirglielo, a qualsiasi costo.
Ricordo che, poco prima della mensa, c’è un condotto di ventilazione attraverso il quale potrei passare. In questo modo, non solo potrei assicurarmi che nessuno mi veda, ma riuscirei anche a entrare direttamente nella biblioteca, evitando di attirare l’attenzione di qualche guardia.
Mi infilo nel condotto e avanzo gattonando. Sembra essere stato installato da poco, perché è molto pulito e direi anche abbastanza lucido.
Passo al di sopra della mensa e percepisco le voci dei pochi studenti che si trovano ancora lì, intenti a finire il pasto in compagnia dei loro amici prima di andare a coricarsi in vista del giorno successivo.
Avranno circa quindici anni, quindi suppongo che siano quelli nuovi.
Non sanno cosa li aspetta.
# FLASHBACK
«Okay, ora non si torna più indietro, Pecora Nera! Hai scelto obbligo, quindi dovrai… recarti al Louvre e rubare qualsiasi cosa ti attiri di più. Devi improvvisare», mi dice Electra.
I miei occhi si illuminano. Non solo è la prima volta che i più grandi mi permettono di giocare con loro, ma mi hanno anche assegnato un obbligo da mozzare il fiato!
«Ci sto!» rispondo subito.
Mentre mi avvicino alla porta della camera per andarmene, sento una voce che riconosco immediatamente.
«Però stai attenta. Le pecore lontane dal proprio gregge non sono forti quanto pensano e spesso si rivelano piccole e vulnerabili», mi dice Storm, seduto a gambe incrociate, come se tutto ciò che lo circonda non gli importasse minimamente.
Forse è la persona che riuscirei a sopportare meno al mondo.
Tutti iniziano a ridere, cercando di coprirsi la bocca con una mano per non farsi vedere, ma con scarsi risultati.
Mi volto e cala il silenzio.
Con passi lenti e misurati, per rendere l’atmosfera ancora più pesante, mi dirigo verso Storm. Mi piego e lo guardo dritto negli occhi.
«Stai pure tranquillo, Storm. Tornerò sana e salva, con un bel bottino tra le mani. Tu non hai idea di quello che ha passato questa “pecora”. Lei potrebbe adattarsi a qualunque gregge, se volesse, ma è anche in grado di cavarsela da sola. A volte è persino meglio, soprattutto quando non ci sono tipi come te a scombinare i piani degli altri.»
«Cosa vorresti insinuare?»
«Che, anche se sono più piccola, non significa che io sia meno intelligente di te. E che non ho bisogno di attenzioni come qualcun altro qui davanti a me.»
Storm si alza di scatto e mi supera in altezza di molti centimetri, ma non mi fa paura.
«Non ti consiglio di avvicinarti a una tempesta, se non sai come controllarla. Non metterti contro di me o finirai in guai seri, Bleepy.»
Appena termina la frase, mi rivolge un sorrisino menefreghista e mi tocca per un secondo la punta del naso con l’indice.
«La stessa cosa vale per te. Non tutte le pecore sono innocue.»
Senza volerlo, stringo i pugni così forte che le nocche diventano bianche. Gli sguardi che continuiamo a scambiarci sembrano durare ore, finché sento un’altra mano avvolgermi il polso.
«Vengo con te. Andiamo», mi dice Olivia, conducendomi verso la porta e permettendomi finalmente di uscire da quella stanza, che sembrava diventare sempre più soffocante a causa di tutte le sfide ancora non pronunciate.
«Prima completiamo questa missione, prima facciamo vedere a quegli smorfiosi chi comanda», aggiunge Olly.
Annuisco senza dire una parola.
Devo ancora sbollire la rabbia.