- Trama
- Incipit
(età 13+)
Si fa chiamare Vecchio Oscar, ma ha solo quindici anni. Quando un segreto gli viene rubato dal telefono e reso pubblico, inizia a raccontare la sua storia: Oscar è vittima di Nemesis. Al liceo Germi tutti sanno che se ce l’hai con qualcuno puoi scrivere al suo profilo e Nemesis si vendica per te. Per colpa sua, Oscar vuole morire. Finché scopre quello che nessuno sa. Dietro Nemesis si nasconde Rachele. La sua compagna di classe che legge libri di mitologia e scrive poesie, la più bella. Rachele non chiede scusa a Oscar, lo bacia, gli fa battere un cuore che gli era sempre sembrato troppo piccolo. E gli chiede di unirsi a Nemesis per compiere la vendetta più grande: uccidere il suo ex ragazzo che l’ha stuprata sei mesi prima. Oscar conosce Leonardo da molto tempo, avrebbe solo ragioni per dire no. Invece dice sì. Ma quando i due saranno pronti e armati, la verità che Oscar cerca disperatamente di dire verrà a galla e cambierà tutto. Il fucile che Rachele ha rubato al nonno di Oscar sparerà e darà ai due ragazzi le risposte di cui hanno bisogno. Su cosa significa trovarsi, non essere soli, salvarsi. Su come credere nelle storie e non dimenticare, da adulti, quanto si è stati Vecchi da giovani.
Questa storia è vera perché è successa a me. Potreste aver sentito che non sono affidabile. Che mi invento le cose. È vero, a volte sono come un ragazzino pieno di fantasia. Ho quindici anni e dovrei smetterla. Ma non ci riesco. Per dire, l’anno scorso, al primo anno di superiori, andavo in giro a raccontare che la mia famiglia non era la mia famiglia, che ero stato rapito. Sissignore. Lo dicevo ai prof, ma solo a quelli che mi avrebbero creduto. E a qualche compagno di classe, ma non è gente a cui puoi raccontare niente quella. Ha a cuore solo se stessa. Con i professori è diverso, sono obbligati a pensare a te e questo li fa sentire meglio. Un giorno che mia sorella è venuta a prendermi come al solito, mi sono fatto venire una crisi davanti a loro. Proprio come se non la conoscessi. La mattina dopo, quando mi ha riportato, c’erano i carabinieri ad aspettarla all’ingresso. Per controllarle i documenti e farle un mucchio di domande. Ha rischiato di essere arrestata, è stato imbarazzante. Isabella voleva ammazzarmi, dopo. Isabella è mia sorella. Comunque non l’ha fatto. Se la vedete, vi convincete che potrebbe farlo. Ha un fisico molto atletico per essere una Malvina. Solleva da sola i tappeti arrotolati, su in paese, alla lavanderia della nostra famiglia. Ma ha il cuore piccolo come una noce e dentro non c’è spazio per il coraggio di ammazzare. Mio nonno Renato, invece, lui sì che mi ammazzerebbe.
