LUNAMADRE

€16,00 - 152 pagine

Teo Benedetti
  • Trama
  • Incipit

(età 11+)

Le vacanze a casa della nonna paterna, nel paese di Lunamadre, incastrato nel sud dell’Isola tra il mare, le colline e la campagna, sono uno dei momenti più attesi da Lorenzo, un appuntamento che aspetta per tutto l’anno e che rappresenta, ai suoi occhi, un viaggio in un mondo paradisiaco dove il tempo si è fermato creando una cornice perfetta. Eppure, nell’estate dei suoi quattordici anni, non sa ancora che lui e i suoi tre amici, Filippo, Carlo e Maria, si troveranno ad affrontare un male che risiede da tempo nelle pieghe del piccolo centro e di cui nessuno vuole parlare. Strane cose cominciano ad accadere. Senza un’apparente spiegazione e senza trovare il responsabile. Si parla di streghe, maledizioni, un passato oscuro e un futuro incombente. Per quanto la gente del paese sdrammatizzi tutto con un semplice “sono storie da bambini” una certa inquietudine comincia a farsi largo a Lunamadre. Qualcosa era accaduto tempo fa e stava tornando. Così la curiosità di capire cosa stia realmente succedendo sarà ben presto sostituita dall’ansia e dal terrore quando i quattro ragazzi si avvicineranno sempre di più alla verità. Solo uniti potevano vincere, solo uniti potevano proteggere quello tra loro predestinato a morire.

La macchina arrivò davanti alla casa, fuori dal paese, nel primo pomeriggio ovvero nel momento più sbagliato in cui viaggiare sull’Isola.
Lorenzo scese con un balzo dall’auto e fu abbracciato dal calore estivo: sembrava di stare all’interno di un forno acceso alla massima potenza.
Respirò a pieni polmoni e le narici si riempirono dell’odore della campagna: lentischio, corbezzolo, legno di ulivi cotto dal sole, erba secca e una punta di letame fresco, ammonticchiato in un campo lì vicino. Era l’odore delle sue vacanze e delle sue radici, del posto dove suo padre Teodorico era nato un po’ di anni fa: Lunamadre.
E l’edificio verde chiaro con i muri screpolati, davanti al quale la gigantesca familiare si era fermata, era la casa di sua nonna Adelaide che, incurante della calura, se ne stava appoggiata sull’uscio con un sorriso dipinto sul volto.

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SOTTOVOCE

€16,00 - 144 pagine

Fulvia Degl'innocenti
  • Trama
  • Incipit

(età 11+)

Sono sensazioni strane quelle che Caroline prova ogni volta che accompagna la nonna al cimitero per trovare il nonno. Le sembra di udire le voci dei bambini morti, di sentire addirittura il loro contatto sulla pelle. Quando la mamma decide di trasferirsi la scelta cade su una bella casa al numero 13, di un quartiere periferico, alle spalle del vecchio cimitero abbando- nato. Nella nuova scuola stringe amicizia con Ruth e Eddie, un tipo solitario con la fissa per gli alieni e le storie horror. Intanto, di notte, i sogni che arrivano sembrano turbarla sempre di più: sono soprattutto bambini che non conosce e che vogliono qualcosa che lei non riesce a capire. E se non fossero sogni ma messaggi dall’oltretomba?
Non resta che andare a curiosare proprio nel vecchio cimitero, accompagnata da Eddie, e ancora una volta le sensazioni si ripresentano. Il trasferimento della famiglia in una città più piccola non cambia le cose. Strani episodi e l’inquietante incontro con un uomo confermano a Caroline la sua capacità di percepire l’invisibile. Soprattutto le richieste di aiuto da parte di 3 ragazze scomparse anni addietro. Caroline inizia a indagare partendo dagli archivi del giornale locale in cui si sospetta l’esistenza di un serial killer. Man mano procede nelle ricerche la terribile verità viene a galla e il colpevole scoperto.

«Nonna, sei tu che mi hai toccato?»
«No cara, non vedi che sto cambiando i fiori sulla tomba del nonno?»
Caroline si guardò in giro: non c’era nessuno, se non un paio di visitatori nei pressi di una tomba distante qualche metro. Nonna Katherine era a pochi passi da lei, china sulla lapide bianca del marito, scomparso due anni prima. Ogni settimana andava a fargli visita, voleva ci fossero sempre fiori freschi. Il ricordo di lui era ancora vivo: a casa, in salotto, teneva una sorta di altarino con le sue fotografie; loro due il giorno delle nozze, con le figlie piccole, già avanti con gli anni durante i loro viaggi. Ma era lì, al cimitero, che riusciva a sentirlo più presente. Ogni tanto portava con sé la nipote Caroline, una bambina di otto anni dai lunghi capelli castani che le scende- vano lievemente mossi sulle spalle, gote accese sull’ovale perfetto del viso e intensi occhi verdi che brillavano. E su quel viso la bambina aveva sentito il brivido di una carezza leggera, come un soffio di vento che si era posato sulla sua pelle. Tornò a fissare la fotografia del bambino che le sorrideva.

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DARK WEB

€16,00 - 224 pagine

Sara Magnoli
  • Trama
  • Incipit

(età 13+)

Vesna è un nome falso. Il nome scelto da Eva, 14 anni, per diventare una influencer da milioni di like. Doom Lad è il nickname di lui: Significa “ragazzo del destino”. Si incontrano su Instagram.
Ma Doom Lad cambia veste e nome a seconda delle situazioni. Il web è una ragnatela, dove si trova di tutto: bambini, ragazzine, immagini rubate, orrore. Giovanniboccaccio non è uno di loro ma finge di esserlo. Rocco d’Antonio, l’ispettore nascosto dietro a uno scrittore del Trecento deve trovare un modo per salvarla. Eva non sospetta quello che c’è dietro i messaggi, le videochiamate e le immagini che scambia con Doom Lad. Prima le foto, poi i video e alla fine l’incontro in hotel. Eva questa volta è da sola, non c’è schermo o famiglia a proteggerla. Doom Lad continua a chiederle foto ed Eva è convinta che lui la voglia solo aiutare a diventare una grande influencer. L’unico amico a cui Eva ha raccontato tutto è Pio che ha paura dei bulli che lo sbeffeggiano in internet e in faccia. L’unico pronto a sfidare il mondo per proteggerla. Ma Doom Lad sa di averla in pugno e di poterle chiedere sempre di più. Intanto l’ispettore serra le maglie del giro di sexting. Ha in mano una pedina importante, è a un punto di svolta. Non può sbagliare, ora che è vicino.

Abbraccio le gambe, rannicchiata in mezzo al parco. Non mi interessa neppure mettermi al riparo. Appoggiare la schiena al tronco di un albero, magari proprio a quel tronco di quell’albero. Non me ne frega niente di niente, non me ne frega più niente.
Tra poco io muoio.
L’ho deciso io. Non sono malata. E nessuno mi ha costretto a uccidermi. Lo faccio da me. È l’unica scelta possibile, arrivata a questo punto.
Ah, lo so bene che Lui vorrebbe fermarmi. Non gli va a genio che sia io a decidere. Non può sopportare che sia sfuggita al suo controllo. Che io sfugga al suo controllo. Tanto lo so che non si farà del male, come diceva all’inizio per farmi sentire in colpa. E so anche che Camilla sarà al sicuro.
Ho lasciato tutto detto a Pio nella lettera che aprirà domani. O dopodomani. L’ho spedita oggi, se non ci sono scioperi della posta credo che entro ventiquattro, massimo quarantotto ore la riceverà. Gli ho dato precise in- dicazioni su come difendere Camilla. Spero davvero che Lui non la cerchi da Pio: gliel’ho lasciata come eredità.

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L’IMPERO INVISIBILE

€16,00 - 206 pagine

Gabriele Nanni
  • Trama
  • Incipit

(età 10+)

1966. Richie, Mash, Darry e Jodie sono quattro amici di 14 anni appassionati di horror e fantascienza. Vivono a Frick Leaf, una cittadina dell’Indiana, nel sud degli Stati Uniti. Una mattina marinano la scuola per andare nella città vicina a vedere una rassegna di film horror. Uno dei tre è testimone di uno strano rapimento. I ragazzi sono troppo curiosi e invece di scappare tornano sul luogo del crimine dove trovano una scarpa della vittima. Casualmente, mentre se la rigirano tra le mani, il tacco si apre, rivelando un trasmettitore. Il mistero di infittisce, quando vengono contattati da un giornalista che sta indagando e che li mette in guardia: hanno ficcato il naso di un affare ben più grande di loro. Dietro tutto c’è un delitto del Ku Klux Klan e perfino la polizia della città ha degli affiliati all’interno del KKK. Non ci si può fidare di nessuno, ma neanche lasciare perdere, la faccenda è troppo grossa.
Nel frattempo, sullo sfondo dell’avventura, la radio trasmette le partite dei Texas Western Miners che nel torneo Ncaa di quell’anno lotteranno per qualcosa di molto più grande di un campionato universitario di pallacanestro.

 

Mi chiamo Richie, Richie Magh, ho quasi finito il secondo anno del liceo qui alla Frick Leaf High e le vacanze estive sono ormai alle porte. Anche quando questa storia cominciò stavano per iniziare le vacanze, ma erano quelle di primavera che durano soltanto due settimane. All’epoca facevo la terza media ed era il penultimo giorno prima dello spring break, lo ricordo bene. Così come ricordo bene la scena di quella mattina, come se guardassi un film. Eravamo in mensa, io e Mash; io ero tutto preso a controllare che nel mio panino ci fossero i cetrioli, mentre Mash, dopo una decina di tentativi, era appena riuscito a inforchettare dell’insalata, quando Darry frenò davanti al nostro tavolo come uno sciatore al traguardo e gliela fece cadere tutta addosso.
«E che cavolo!» Mash se la spazzolò dal maglione come se fosse stato attaccato da un branco di formiche rosse.
«Ti dona il verde» fece Darry.
Mash gli rispose mostrandogli il dito medio dove era aggrappato un piccolo pezzo di lattuga. Sembrava un tuffatore che all’ultimo ci aveva ripensato.

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